mercoledì 26 dicembre 2012

L’Australia dichiara guerra alle sigarette

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Nell’agosto scorso l’Alta Corte australiana ha stabilito che le case produttrici di sigarette dal 1° dicembre 2012 non potranno più apporre il loro logo sui pacchetti di sigarette venduti in Australia e non potranno fare neanche pubblicità diretta o indiretta alle proprie sigarette. Quindi, le sigarette ed i sigari adesso sono vendute  in pacchetti anonimi, il nome del produttore, anche per renderlo riconoscibile all’acquirente, è scritto solo in caratteri piccoli e sotto un’immagine che ricorda gli effetti nocivi per salute del fumare: foto di malati terminali di tumore al polmone, bambini asmatici, bocche devastate dal cancro. Il 75% della parte anteriore del pacchetto ed il 90% di quella posteriore riportano i rischi per la salute per i fumatori.
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(foto tratte da: http://www.lettera43.it e http://www.ilsole24ore.com )

martedì 25 dicembre 2012

Gran Bretagna: la mappa del crimine

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Da qualche settimana sul sito della polizia di Stato britannica (www.police.uk) è attiva la mappa nazionale del crimine. La mappa riporta tutte le vie della Gran Bretagna, riportando la segnalazione, con un punto rosso, se in quella strada vi è stato commesso un crimine e quale (furto con scasso, crimini violenti, rapine, furti d’auto, ecc…). Un modo anche per individuare le zone più “pericolose” di una città, valutazione da non sottovalutare anche nell’acquisto di una casa, sebbene vi sia così il rischio di creare dei ghetti o delle speculazioni immobiliari.
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domenica 23 dicembre 2012

Il Monopoli africano

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Lagos, la capitale economica della Nigeria (la capitale politica è Abuja), è la città più popolosa (20 milioni di abitanti! E la Nigeria è il paese più popoloso d’Africa con 160 milioni di abitanti) e dinamica del continente africano. Oggi Lagos ha anche un altro primato, infatti, è la protagonista della nuova edizione del Monopoli (non a caso l’uomo più ricco d’Africa è un nigeriano ed è un produttore di cemento). I suoi quartieri appaiono sui riquadri dei uno dei giochi da tavolo più diffusi al mondo. Il famoso Parco della Vittoria (nell’edizione italiana è il quartiere più ambito e costoso) nell’edizione nigeriana si chiama Banana Island, la zona più residenziale di Lagos, che sorge su un’isola artificiale,  dove gli affitti arrivano a costare anche 10.000 euro al mese. Invece il quartiere più povero (il Vicolo Corto o Vicolo Stretto), è Makoko, dove le povere abitazioni sorgono su improvvisate palafitte nella laguna. Nelle caselle del gioco compaiono anche banche, centri commerciali, autorità cittadine (la Borsa cittadina oppure Kirikiri Jail che è la prigione) ed altre attività (il nightclub New Africa Shrine) ben liete di sponsorizzare il loro nome sul tabellone da gioco.
L’idea di “ambientare” la versione africana a Lagos, è stata di Nimi Akinkugbe (studi alla London School of Economics di Londra e già banchiera) giovane imprenditrice nigeriana che a capo della società Bestman Games.
La versione originale del gioco, americana, fu realizzata negli anni Trenta ed ambientata ad Atlantic City, poi fu esportata in tutto il mondo e modificata sulle caratteristiche di una delle principali città del paese in cui era diffusa. In Africa fino ad oggi esistevano due sole versioni, una marocchina ed una sudafricana, quest’ultima, fino al 1994, cioè fino alla fine dell’Aparthaid, si giocava in due lingue (inglese o afrikaans), su più città, ma i nomi dei luoghi si riferivano solo a quelli dei bianchi.
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venerdì 21 dicembre 2012

Recinto Internazionale Augura Buone Feste a Tutti

I movimenti di fine Governo alla Farnesina

(fonte: Il Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando
In questi giorni il Presidente Giorgio Napolitano ed il Presidente del Consiglio Mario Monti hanno fatto visita e presieduto, in giorni diversi, alla tradizionale conferenza degli ambasciatori italiani (123 ambasciate nel mondo, 9 rappresentanze permanenti) svoltasi  presso il Ministero degli Affari Esteri a Roma. Un’occasione per fare un bilancio dell’anno ed individuare le prospettive della nostra diplomazia (i fondi a disposizione del ministero si sono diminuiti notevolmente negli ultimi dieci anni, scendendo allo 0,2% del bilancio dello Stato). Una valutazione anche sul ministro Giulio  Terzi (un ambasciatore promosso ministro del Governo), titolare della Farnesina, che, come i suoi colleghi di Governo, è prossimo a lasciare il suo incarico ministeriale (forse una candidatura parlamentare?). L’articolo de Il Corriere della Sera del 18 dicembre scorso indica come Terzi sia descritto dai suoi colleghi come “sospettoso, diffidente e spigoloso”. E nelle ultime settimane le critiche ad alcune sue scelte nel ricollocare alcuni suoi collaboratori hanno reso il ministro ancor più diffidente. Difatti ha dovuto rinunciare a proporre al Consiglio dei Ministri la nomina di Placido Vigo (capo della segreteria particolare del Ministro) a nuovo ambasciatore italiano in Argentina. Dubbi su questa nomina sarebbero sorti sul fatto che Vigo, prima di rientrare a Roma al Ministero, avesse avuto incarico diplomatico a Panama dove aveva avuto rapporti con Valter Lavitola (sebbene il diplomatico non sia indagato). Napolitano e Monti hanno espresso perplessità sulla nomina che così oggi è bloccata, anche dal fatto che l’ambasciatore italiano a Buenos Aires non è ancora in scadenza.
Via libera invece al trasferimento da Madrid a Londra dell’ambasciatore Pasquale Terracciano (consigliere diplomatico del Presidente Monti), di attribuire al consigliere Giuseppe Manzo (capo del servizio stampa del Ministero dopo aver lavorato con Terzi a Washington e all’ONU), la guida dell’ambasciata di Belgrado, sebbene il sindacato dei diplomatici abbia avanzato perplessità sulla nomina, in quanto sarebbe opportuno che tale sede fosse attribuita ad un ambasciatore, e, infine, alla nomina alla sede di Ottawa (Canada) dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado (capo gabinetto di Terzi).
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lunedì 17 dicembre 2012

15 dicembre 2012 - Una giornata storica

(testo di Roberto Di Ferdinando)
Sabato 15 dicembre 2012 al Pala Dozza di Bologna si è svolto un evento straordinario ed unico in Italia. Infatti, quasi 2.000 persone della nuova cultura etica si sono ritrovate mosse dall’interesse per l’ecologia, i diritti umani, la salute naturale, il commercio etico, la pace, la spiritualità, il volontariato…, tutti impegnati a fare Rete, ad unirsi, perché la globalizzazione possa essere più umana, pacifica e sostenibile. Tutti co-creatori del più grande "movimento di consapevolezza globale e di rinnovamento etico e sostenibile", in modo da raggiungere quella “massa critica” capace di rendere effettivo, equo e sostenibile il cambiamento del Nostro Pianeta.
La Giornata della Consapevolezza, questo il titolo dato dagli organizzatori (il Club di Budapest che contra tra i suoi soci fondatori otto premi Nobel - http://www.clubdibudapest.it/home.html), ha visto la partecipazione dei rappresentanti di centinaia di associazioni italiane e straniere che si occupano dei temi del Nuovo Mondo. Si sono susseguiti gli interventi Ervin Laszlo (candidato al Nobel per la Pace), il dott. Nitamo Montecucco (creatore del Censimento Globale http://www.censimentoglobale.it/), Paul Hawken (creatore della Rete “Wiser Earth), delegati della “Carta della Terra” e di Avaaz. Ed ancora, Tara Ghandi, nipote del Mahatma, la Presidentessa del Costa Rica (il primo paese al mondo che ha rinunciato agli armamenti), esponenti delle minoranze tribali dell’Australia, i rappresentanti del Goi Peace Found del Giappone, Sree Tathata, Rita El Kayat (Africa) e tanti altri, tra cui personaggi del mondo dello spettacolo.
Durante la giornata è stato proiettato in anteprima mondiale il film-documentario “Globalshift”, un film che trasmette una nuova consapevolezza sul nostro ruolo nella storia e mostra il grande cambiamento globale e le potenzialità della nostra consapevolezza per creare insieme un futuro pacifico, umano e sostenibile.
Momenti molto intensi ed emozionanti le tre meditazioni che sono state guidate dal Dott. Monteccuco, capaci di creare un grande campo energetico e vibrazionale all’interno del Palazzetto. Raramente in Italia è accaduto che tante persone meditassero insieme concentrate in uno stesso luogo.
Consapevolezza ed apertura del cuore questo è il messaggio che è stato lanciato da Balogna, questa è la strada per un Mondo Nuovo.
Serenità e Consapevolezza
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Il video della giornata tratto dal sito di Repubblica
http://video.repubblica.it/edizione/bologna/bologna-la-giornata-della-consapevolezza/113855/112255
Tutti insieme, Consapevoli e con il Cuore aperto per un Nuovo Mondo
Il Dott. Nitamo Monteccuco mentre guida la meditazione collettiva sul Cuore
I protagonisti del film-documentario "Globalshift"

venerdì 14 dicembre 2012

Il mondo nel 2030

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il Global Trends è un rapporto stilato dal governo USA in collaborazione con gli analisti di 17 agenzie federali (CIA, Ufficio per il Terrorismo e l’intelligence finanziaria del Ministero del Tesoro, FBI, DEA, Servizi segreti militari, Marines, Guardia Costiera, ecc…), e con accademici ed esperti di altri paesi (tra i quali anche russi e cinesi) che ha richiesto un lavoro di 4 anni di tempo. Scopo del rapporto è quello di indicare come sarà il mondo nel 2030, un modo per prevedere e quindi anche affrontare i futuri (ed eventuali) cambiamenti politici, economici, finanziari, sociali e ambientali della Terra.
Il rapporto prevede, come probabili i seguenti scenari: crollo dell’euro e dell’Unione Europea, pandemia, crollo economico della Cina, un conflitto nucleare, un attacco cibernetico capace di paralizzare le reti e quindi con tutte le gravi conseguenze, una tempesta solare che metterà fuori tutti i satelliti “accecando” tutta la rete elettrica e comunicativa del pianeta. Oltre a questi “cigni neri”, il Global Trends prevede nel 2030 che la Cina scavalcherà, economicamente, gli USA, ma quest’ultimi manterranno il primato in campo tecnologico, forza militare e indipendenza energetica. Il rapporto indica che è improbabile che il mondo torni ai tassi di crescita del passato, mentre la distribuzione del reddito subirà importanti cambiamenti: la popolazione salirà a 8,3 miliardi di persone e la maggior parte delle persone sarà fuori dall’area di povertà (il ceto medio passerà da 1 a 3 miliardi). Questa crescita interesserà però solo alcuni paesi emergenti, invece, Usa, Giappone e Europa che rappresentano il 56% del pil mondiale, nel 2030, raggiungeranno una quota inferiore al 50%. Gli USA saranno energeticamente indipendenti e vi sarà un aumento dell’uso delle fonti energetiche alternative, questo determinerà un calo del peso strategico e politico dei paesi esportatori di gas e petrolio (Russia, Golfo Persico).
La Rete continuerà a svilupparsi determinando un suo aumento nel peso delle scelte anche politiche o di interesse nazionale e internazionale, così le istituzioni politiche perderanno competenze ed ambiti decisionali a vantaggio delle reti (social network) e dei gruppi di persone; dall’altra il pericolo del terrorismo informatico aumenterà di pari passo. E la tecnologia avrà un ruolo sempre più presente e pressante nella vita quotidiana (anche inquietante): secondo gli analisti della CIA le nuove tecnologie permetteranno di impiantare nel corpo umano tecnologie capaci di estendere capacità (aumentare le capacità di apprendimento tramite sensori innestati nel cervello, neurofarmaci capaci di aumentare la concentrazione, manipolazioni della retina per garantire la visione notturna).
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15 Dicembre 2012 - Bologna - Giornata della Consapevolezza Globale

Care amiche e cari amici,

vi informiamo che sulla homepage del sito del Censimento Globale (http://www.censimentoglobale.it/) è disponibile il collegamento per la visualizzazione in streaming dell'evento di domani sabato 15 Dicembre 2012 ...
dal Paladozza di Bologna. Chi non potrà venire potrà così assistere in diretta alla "Giornata della Consapevolezza Globale". L'inizio dell'evento è previsto per le ore 12.00.

Il tempo a Bologna è nuvoloso ma le strade sono libere e ci aspettiamo una grande affluenza. Vi aspettiamo!

Un caro saluto a tutti,
Nitamo Montecucco

giovedì 13 dicembre 2012

Il ritorno della geografia

(fonte: La Lettura – Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando
In un mondo caratterizzato dalla globalizzazione e dalla realtà virtuale e immateriale  delle nuove tecnologie può apparire strano che la geografia sia comunque ancora oggi una scienza di cui non si possa trascendere. Enric Juliana, vicedirettore de La Vanguardia, nelle settimane scorse sull’inserto culturale “La Lettura” del Corriere della Sera, ci ricorda questo. Juliana cita Robert Kaplan, viaggiatore e consulente del Dipartimento della Difesa USA, che recentemente ha pubblicato “The Revenge of Geography” (L a Rivincita della Geografia), e che ricorda quanto la geografia ed i confini siano ancora importante per gli uomini. Ci accorgiamo dei luoghi in presenza di cambiamenti radicali apportati dalla Natura o dall’Uomo. Ci ricordiamo di regioni e zone del mondo quando sono vittime di cataclismi naturali o quando decidono di dare vita a cambiamenti politici e geografici (l’indipendentismo della Scozia, Catalogna, Paesi Baschi o delle Fiandre).
Juliana nel suo articolo ricorda anche Joel Kotkin, geografo statunitense e direttore esecutivo del sito www.newgeography.com. nel 2010 Kotkin  ha realizzato una nuova carta politica del mondo (visitabile sul sito) dividendo le nazioni in tre grandi aeree, molto diverse anche da un punto di vista strategico, da quelle tradizionali, tra queste: l’Alleanza Nordamericana (Canada e USA), la Nuova lega Anseatica (Germania, paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia), l’Impero Russo (Russia, Bielorussia, Moldavia e Ucraina), i Nuovi Ottomani (Turchia, Turmenistan e Uzbekistan), l’Oriente Selvaggio (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan e Tagikistan), l’Iranistan (Iran, Iraq, Banhrein, Striscia di Gaza, Libano e Siria), la Grande Arabia (Egitto, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita, Palestina, Emirati Arabi Uniti e Yemen), il Regno di Mezzo (Cina e Taiwan), la Cintura del Caucciù (Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Filippine, Thailandia e Vietnam), l’Arco del Magreb (Algeria, Libia, Mauritiana, Marocco e Tunisia), l’Africa Subsahariana, l’Impero Sudafricano, le Repubbliche Bolivariane (Argentina, Bolivia, Venezuela, Cuba, Ecuador e Nicaragua). America Liberale (Cile, Colombia, Costa Rica, Messico e Perù), Paesi Fortunati (Australia e Nuova Zelanda), gli Indipendenti (Francia, Brasile, India, Giappone, Corea del Sud e Svizzera), le Città Stato (Londra, parigi, Singapore e Tel Aviv) e le Repubbliche delle Olive (!!!) (Portogallo, Spagna, Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Grecia e Bulgaria).
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domenica 9 dicembre 2012

I nuovi servizi segreti di Obama

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Cambiano le modalità operative dei servizi segreti USA. Obama ha dato nuove disposizioni in materia. Infatti sono stati potenziati i mezzi ed il personale dei servizi militari statunitensi. Fino ad oggi  gli 007 della DIA (Defense Intelligence Agency - il servizio segreto del Pentagono) che operativi all’estero erano poche centinaia. L’amministrazione Obama ha deciso di renderne operativi  1.600 nel prossimo futuro, ma il Pentagono ne può disporre fino a 17.000. Saranno impiegati contro il terrorismo ed i traffici di armi e tecnologia. Teatri operativi saranno quelli già noti: Medio Oriente, Golfo Persico, Paesi del Sahel Corea del Nord, Cina e Russia.  Modalità di impiego: addetti militari presso le ambasciate che raccoglieranno informazioni in loco, operazioni “coperte” in cui gli agenti segreti agiranno in coordinamento con le forze speciali o con i droni. Quindi gli 007 militari saranno principalmente analisti ed addetti alla raccolta di “bersagli”, sorveglieranno i gruppi terroristici e così passeranno informazioni alla CIA. Infatti la DIA non è autorizzata ad operare all’estero, l’operatività in tal senso (compresi gli attacchi con droni od azioni di sabotaggio) spetta alla CIA, che è obbligata a riferire al Congresso riguardo le sue attività, mentre la DIA non è soggetta a tale vincolo. La riforma voluta da Obama però dovrà tener conto di questi equilibri delicati per evitare gelosie pericolose per la sicurezza nazionale. Infine un sospetto: che tale riforma di militarizzazione dei servizi segreti e l’aumento delle informazioni da “passare” ai droni creai un sistema di intelligence che, più che controllare i nemici degli USA, punti ad eliminarli con i minor numero di rischi.
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10 dicembre 2012 - Giornata della Celebrazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui testo completo è stampato nelle pagine seguenti. Dopo questa solenne deliberazione, l'Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente questa Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuirne il testo non soltanto nelle cinque lingue ufficiali dell'Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione. Il testo ufficiale della Dichiarazione è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè cinese, francese, inglese, russo e spagnolo.
(testo tratto da: http://www.ohchr.org)
English text: http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Introduction.aspx

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1.Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
2.Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1.Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2.Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
1.Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
2.Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1.Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2.Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1.Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2.Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3.La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1.Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.
2.Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
1.Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2.Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21
1.Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2.Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
3.La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1.Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2.Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3.Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
4.Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1.Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2.La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1.Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2.L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3.I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1.Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2.Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1.Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2.Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3.Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

domenica 25 novembre 2012

Hitler è morto (forse) nel 1962

(fonte: Il Giornale), a cura di Roberto Di Ferdinando
Quest’estate Il Giornale e La Repubblica a hanno pubblicato le interviste a Alessandro De Felice, un appassionato ricercatore storico, che di professione fa l’imprenditore nel settore sanitario, ma che ha una laurea in Storia Contemporanea alla Cattolica di Milano e in Medicina a Siena, ed è parente di Renzo De Felice lo storico del Fascismo. L’attenzione della stampa italiana verso Alessandro De Felice nasce dal fatto che nei mesi scorsi egli abbia dichiarato di avere le prove che dimostrerebbero che Hitler non sarebbe morto suicidandosi nel bunker di Berlino nel 1945, ma riuscì a fuggire in Argentina insieme a Eva Braun e qui sarebbe morto di emorragia cerebrale nel 1959 o nel 1962. Una scoperta, se confermata, ovviamente rivoluzionaria, sebbene gli storici abbiano sempre respinto la teoria che Hitler riuscì a scappare dalla Germania assediata dagli Alleati. Alessandro De Felice ha però elencato le testimonianze dirette e indirette che proverebbero la sua teoria. Secondo De Felice Hitler visse i suoi anni argentini prima a Estancia San Ramon, una grande fattoria della Patagonia, a quaranta chilometri da San Carlos de Bariloche, la città dove si era nascosto Erich Priebke, poi, alcuni anni dopo, il Furher e la sua compagna si trasferirono a Villa La Angostura, a 85 km da Bariloche, e in questa hacienda morì (incerta la data: 1959 o 13 febbraio 1962), come affermerebbe anche Patrick Burnside, il ricercatore storico considerato il maggior esperto sulla permanenza in Patagonia di Hitler.
De Felice inizia a rafforzare la sua teoria smontando la versione ufficiale degli ultimi giorni di vita di Hitler. Infatti, fino ad oggi la principale fonte storica sulla fine di Hitler è il libro “Gli ultimi giorni di Hitler”, opera di Sir Hugh Trevor-Roper. Ma Alessandro De Felice denuncia che Trevor-Roper era un agente dei servizi segreti militari britannici alle dirette dipendenze del Premier Churchill, il più sollecito a diffondere la notizia della morte del Furher. Trevor-Roper è anche lo stesso che nel 1983, a capo della casa editrice Times – sempre secondo De Felice – autentificò i falsi diari Hitler. De Felice inizia a smantellare anche le altre prove ufficiali; infatti nell’intervista a Il Giornale, a cura di Stefano Lorenzetto, dichiara: ““la perizia necroscopica, effettuata dai medici sovietici tra l’8 e l’11 maggio 1945 nella clinica di Buch, alla periferia di Berlino, è un colossale falso storico-scientifico. Nella relazione finale il tenente colonnello Faust Chkaravski e  i suoi tre assistenti annotarono, di proposito, alcuni errori grossolani. Due particolarità anatomiche fasulle: un dente in sovrannumero e un testicolo mancante. I referti dei tre medici tedeschi che avevano visitato Hitler, completamente nudo negli ultimi 12 anni attestavano che i suoi organi genitali erano normali. Quanto alla presenza di un quindicesimo dente nella mascella inferiore, essa contrasta con la precisa testimonianza del dentista personale di Hitler, il dottor Hugo Blaschke. […]Fra i cadaveri trovati nella cancelleria i russi scelsero i due più carbonizzati e li contrassegnarono con i numeri 12 e 13 e dissero che erano quelli di Hitler e Braun. Il primo misurava 1,65 cm, il secondo 1,50 cm. Ma Hitler da vivo misurava 1,73 cm e la sua amante 1,63 cm. Le radiografie eseguite su Hitler nel 1944 dal dottor Erwing Giesing non collimano con quelle ai raggi x mostrate dai sovietici. Inoltre i due corpi trovati nello steso luogo, presentavano bruciature diverse ed accanto a loro erano stati rinvenute le carcasse di due cani che avevano, però mantenuto il loro pelo. […] I testimoni tedeschi presenti nel bunker furono trattenuti e interrogati per i successivi 10/15 anni. I resti di Hitler furono cremati  e dispersi a Mosca il 3 giugno 1945 secondo quanto riporta il controspionaggio dell’Armata Rossa. Resta una porzione della calotta cranica attribuita a Hitler e conservata presso l’Archivio di Stato della Federazioen Russa. L’analisi del professor Nick Bellantoni dell’Università del Connecticut ha rilevato essere i resti di un cranio femminile, mentre la dentatura è custodita nell’archivio della Lubianka e non è mai stata concessa l’autorizzazione per delle analisi genetiche”. Ed ancora, dall’articolo de Il Giornale: “il 15 giugno 1945 il generale Dwight Eisenhower, nel corso di una conferenza stampa presso l’hotel Raphale a Parigi, dichiarò: - le ricerche sovietiche non hanno trovato tracce di resti di Hitler, né la prova positiva della sua morte -. Quando alla conferenza di Potsdam (1945), il presidente americano, Harry Truman chiese a Stalin se Hitler fosse morto, il dittatore sovietico rispose senza mezzi termini:  - no - . E aggiunse che i gerarchi nazisti erano fuggiti in sommergibile in Spagna o Argentina. Il segretario di Stato, James Byrnes, per accertarsi che Truman non avesse capito male, dopo il brindisi ufficiale prese in disparte Stalin, il quale confermò la risposta. La circostanza venne comunicata da Truman in una lettera alla moglie e Byrnes citò il fatto  nel suo libro di memorie Speaking Frankly”.
Quindi anche negli Stati Uniti e fin dall’inizio furono avanzati dubbi sull’effettiva morte di Hitler. Non a caso, Hoover, capo del FBI, inviò agenti in Sudamerica, non credendo della morte di Hitler. Esiste un’informativa del FBI del 21 settembre 1945, che parla dell’aiuto fornito dai funzionari argentini a Hitler, sbarcato da un sottomarino e nascosto ai piedi delle Ande. In una nota classificata segreta della CIA del 3 ottobre 1955 un agente dalla Colombia scrive: “Hitler è ancora vivo”.
Inoltre, De Felice, in supporto della sua teoria chiama in aiuto Patrick Burnside, imprenditore e saggista investigativo, il quale oggi vive a San Carlos de Bariloche dove è ancora attivo il Club Andino, un ritrovo di tedeschi. Burnside dichiara di aver conosciuto negli anni Settanta, padre Cornelius Sicher, amico d’infanzia dell’Ammiraglio Wilhelm Canaris. Sicher rivelò a Burnside che nel 1944 Canaris gli aveva rivelato che esistevano dislocati in Europa dei sommergibili U-boat pronti all’occorrenza a salpare con destinazione Patagonia; e forse proprio su uno di questi Hitler guadagnò la sua fuga. Secondo la ricostruzione di Burnside, dal 28 al 30 aprile la Luftwaffe garantì un corridoio aereo fra Berlino e la Danimarca per la fuga di Hitler. Quindi, il 28 aprile 1945 non vi fu alcun matrimonio nel bunker tra Hitler e Eva, bensì la partenza su un velivolo dalla pista di Hohenzollerndamm, con atterraggio nella German Imperial Zeppelin, base di Tonder, in territorio danese. Da qui  la ricostruzione dei fatti si interrompe e De Felice e Burnside fanno due ipotesi: partenza in sommergibile verso il Sud America, oppure un volo verso Reus, base militare spagnola presso Barcellona, e poi da qui alle Canarie, prima di aver sostato a Moron della Frontera, presso Siviglia, per il carburante. E’ il 29 aprile 1945: con Hilter ci sono Eva, il cognato Hermann Fegelein, sposo della sorella di Eva, Gretl,  e la fedele cagna Blondi. All’arrivo nella base nazista di Villa Winter, a Fuerteventura, vi era ad attenderli un U-boot per il trasferimento in Patagonia (il 10 luglio 1945 un sommergibile U-530 si consegnò agli Alleati in una base navale di Mar del Plata).
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venerdì 23 novembre 2012

L'in-sostenibile crescita economica africana

a cura di Francesco Della Lunga

Continuiamo a pensare che il continente africano sia ancora preda di povertà endemiche, guerre, sottosviluppo, carestie. In larga parte è ancora così, ma da dieci anni a questa parte pare che qualcosa stia cambiando. Nel primo decennio del Duemila alcuni stati africani hanno iniziato a vedere, in casa propria, la crescita economica. Abbiamo già parlato, anche sul nostro blog, della crescita del PIL a due cifre che alcuni stati africani hanno sperimentato in questi anni. Etiopia, Mozambico, Sudafrica, ad esempio, sono cresciuti in maniera significativa raggiungendo cifre di crescita che gli studiosi di economia riconducono al cosiddetto "take off" dello sviluppo economico, ovvero la crescita del PIL oltre il cinque per cento. Quello che però appare ancora più significativo, oltre alla crescita economica, è la crescita della classe media anche in questi paesi. Alla crescita della classe media si legano una serie di concetti socio economici e socio politici che farebbero ben sperare per il futuro. La classe media porta con se l'affermazione di una consapevolezza politica, sociale ed economica, anche se questi tre elementi non devono essere considerati con criterio di importanza. A ricordarci che l'Africa è il continente del futuro è un bell'articolo pubblicato oggi sul Sole24Ore che spiega come anche nel continente africano stia emergendo una classe di ben 300 milioni di nuovi e giovani consumatori. Le stime riportate evidenziano che la crescita economica si avvicinerà al 12%. Il dato è stimato sul 2015. Uno dei fattori che ha contribuito a questo salto è stato indubbiamente la diminuzione dei grandi conflitti interetnici e, in qualche caso, postcoloniali. Parlare oggi di postcolonialismo appare azzardato, ma in qualche caso non crediamo di sbagliare dicendo che alcuni paesi che hanno al loro interno risorse enormi (ci riferiamo ad esempio al caso congolese) stanno ancora dibattendosi in conflitti che sono il lascito della presenza europea. Altri invece hanno chiuso con il passato e stanno incamminandosi, sia pure con fatica, verso la crescita economica, avendo già vissuto la normalizzazione. Per tornare alla crescita, si stima che il continente africano possa diventare un nuovo grande e potenziale mercato per l'esausta economia europea, se si vorrà iniziare a pensare che il continente offre numerose opportunità. Ma gli africani, per tornare al discorso sulla classe media, sono consapevoli della loro ritrovata importanza. "Gli africani non si considerano più eterne vittime di un destino avverso, siete voi occidentali a vederci così - come ha detto un esponente del mondo della moda africano, in un recente convegno a Roma, Uchè Okonkwo di Luke Corp - Quindi, se volete venderci prodotti di moda o di lusso non devono essere di seconda scelta. Non vogliamo la vostra pietà ma la vostra considerazione ed è importante che i marchi stringano partnership produttive, oltre che distributive, con aziende africane". La crescita economica in Africa pare davvero alle porte. Sta a noi occidentali tornare ad investire nel continente ed a cogliere le opportunità che il continente può fornire.

giovedì 22 novembre 2012

Giovedì 29 novembre 2012 - Giuseppe Mammarella discute gli esiti delle elezioni presidenziali americane

Associazione Alumni Cesare Alfieri

Polo delle Scienze Sociali
via delle Pandette 21
Edificio D5, presso l’Aula 0.12
dalle ore 10.15
Giovedì 29 novembre 2012

Giuseppe Mammarella
(Professore emerito, Stanford University)
Discute gli esiti delle elezioni presidenziali americane con
Danilo Breschi, Mauro Campus, Massimiliano Guderzo
Presiede e coordina l’incontro Fulvio Conti

Con il patrocinio del
CIMA
MACHIAVELLI CENTER
FOR COLD WAR STUDIES

martedì 20 novembre 2012

27 novembre 2012 - I Lettura Antonio Cassese: "La ricostruzione giudiziale dei crimini nazifascisti in Italia"


27 novembre 2012 - I Lettura Antonio Cassese: "La ricostruzione giudiziale dei crimini nazifascisti in Italia"
Presentazione del libro di S. Buzzelli, M. De Paolis e A. Speranzoni: "La ricostruzione giudiziale dei crimini nazifascisti in Italia. Questioni preliminari" (Torino, Giappichelli, 2012). Ne discutono con gli autori i Proff. Filippo Focardi (Università di Padova) e Antonio Vallini (Università di Firenze).

Introduce Franca Alacevich e coordina Micaela Frulli. Nel corso dell'incontro la Prof. Luisa Vierucci illustrerà la Antonio Cassese Initiative.

ore 16 - Polo delle Scienze Sociali di Novoli, Edificio D 15, Aula 005, Piazza Ugo di Toscana, 5 Firenze

Organizzazione: Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri", Corso "Current challenges to international law", dottorato in scienze giuridiche

Per saperne di più: http://www.unifi.it/upload/sub/notizie/agenda/I%20Lettura%20Antonio%20Cassese27nov2012.pdf





mercoledì 24 ottobre 2012

Dove i soldati cercano la pace

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Jack Hutchinson è un 50enne ex pilota elicotterista della Royal Marine, ed alcuni anni fa, congedatosi dall’esercito di Sua Maestà, ha deciso di destinare 13 ettari di terreno della sua proprietà, presso Dinnet, un villaggio nel Nord della Scozia, nella mitica regione delle Highlanders, all’organizzazione HorseBack UK, di cui è fondatore, che ha la finalità di aiutare i reduci dell’esercito britannico che hanno difficoltà a rientrare nella vita civile (civy street) per le ferite che hanno riportato nel corpo e nell’anima.
In questa fattoria i reduci possono trascorrerci due settimane come alcuni mesi imparando a occuparsi dei cavalli (ippoterapia), sono impegnati in corsi di bushcraft (un’antica tecnica gaelica di riscoperta della primitiva vita all’aria aperta), si dedicano all’impegnativa pesca ai salmoni, alla falconeria ed a governare gli animali. E’ un modo per allontanare i fantasmi ed i dolori delle guerre. I reduci hanno combattuto in Irlanda del Nord, Iraq, Afghanistan, Sierra Leone ed i altri teatri di conflitto. Molti di loro hanno subito forti mutilazioni e amputazioni (Improvised Expolisve Device è un tipo di ordigno che i guerriglieri in vari zone di conflitto costruiscono artigianalmente, ad esempio in Afghanistan ha ucciso 222 soldati, oltre la metà dei 419 caduti britannici in questo fronte di guerra), altri sono stati travolti dalle paure e depressione (PTSD  - disturbi post traumatici da stress). Secondo alcuni dati dell’Università di Manchester, tra i 233.803 militari che hanno lasciato le Forze Armate Britanniche dal 1996 al 2005, ci sono stati 224 casi di suicidi. Invece, i dati diffusi dal Ministero della Difesa hanno rivelato che il 3% dei detenuti nelle carceri britanniche è un ex soldato (circa 2.500 uomini).
Ad oggi sono passati da HorseBack 456 reduci, tutti in cerca di pace. Solo chi ha fatto la guerra conosce il valore della pace.
Per ulteriori informazioni:
http://horsebackuk.org/
http://www.facebook.com/pages/HorseBack-UK/197483570567
RDF

lunedì 22 ottobre 2012

Sabato 15 dicembre 2012 - Giornata della Consapevolezza Globale

Sabato 15 dicembre 2012 - Giornata della Consapevolezza Globale
Bologna - Palazzo Dozza di Bologna

Un Evento Globale per celebrare la prima Massa Critica Consapevole in Italia



Programma della giornata

lunedì 15 ottobre 2012

Biglietti da 500 euro, chi li ha visti?



(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Sono quasi scomparsi dalla circolazione e non dipende solo dalla crisi finanziaria di questi tempi. Parlo dei biglietti da 500 euro. Secondo il rapporto della Fondazione ICSA della Guardia di Finanza, nel nostro paese 4/5 dei biglietti da 500 euro circolano solo in alcune zone: a ridosso del confine italo-svizzero, nella provincia di Forlì (che confina con la Repubblica di San Marino) ed il Triveneto dove sono numerose gli scali aeroportuali per l’est Europa. Questo porta a sospettare che il biglietto da 500 euro sia usato in queste parti del nostro Paese per far uscire il denaro dall’Italia (un milione di euro in banconote da 500 pesa 1,6 Kg, mentre 10.000 euro entrano in una borraccia di un ciclista e non a caso negli ultimi tempi sono aumentate le scalate amatoriali in bicicletta verso San Marino) o per il riciclaggio.
Secondo il rapporto annuale dell’Unità finanziaria della Banca d’Italia, la banconota da 500 euro è indicata come “potenziale strumento di riciclaggio”.
Nell’eurozona i biglietti da 500 euro rappresentano il 34,57% del valore in circolazione ed oggi sono aumentati a 600 milioni di pezzi (valore 300 miliardi). In Italia i dati, invece, indicano una netta diminuzione di queste banconote in circolazione, dovuta principalmente alle misure antiriciclaggio attivate nell’ultimo anno dal governo italiano.
(si legga anche: http://recintointernazionale.blogspot.it/2011/08/rischio-riciclaggio-per-le-banconote-da.html)

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sabato 13 ottobre 2012

Le banche abbandonano Obama

 (fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Si fa più in salita la strada per la rielezione di Barack Obama alla presidenza degli USA. Infatti, dopo il deludente faccia a faccia televisivo con lo sfidante, il repubblicano Mitt Romney, dal quale Obama è uscito palesemente sconfitto, l’attuale presidente USA deve incassare la notizia negativa che la Goldman Sachs non finanzierà più, come in passato, la sua campagna elettorale. In questo periodo in cui la società vede malissimo il mondo dei banchieri, forse non è poi una cattiva notizia per Obama, anzi, potrebbe aumentargli il supporto di molti “indignati” statunitensi. Eppure lo staff del presidente Obama giudica la scelta della Goldman Sachs, pessima. Infatti la banca d’affari da oltre quarant’anni aveva sempre finanziato le campagne presidenziali e le convention democratiche, ed anche lo stesso Obama, nel 2008, aveva ricevuto da questa banca oltre un milione di dollari. Ma adesso le scelte della Goldman Sachs sono cambiate e in maniera talmente radicale che oggi finanzia i repubblicani. Ed a preoccupare ancor di più Obama ed i suoi uomini è la notizia che anche le altre banche d’affari statunitensi hanno virato la loro rotta del finanziamento verso Romney. Alcuni dati. La Goldman Sachs ha finanziato quest’anno Obama per 136.000 dollari, contro il già citato milione del 2008 e ai 900.000 dati negli ultimi mesi a Romney. La Morgan Chase, la Morgan Stanley, il Citygroup e la Bank of America nel 2008 diedero 3,5 milioni di dollari alla campagna di Obama, oggi le hanno donato 650.000 dollari, mentre a Romney la bellezza di 3,3 milioni di dollari. Complessivamente dalle banche sono arrivati quest’anno a Obama 12 milioni di dollari, al suo sfidante quasi il doppio.
Secondo il Wall Street Journal, che ha rivelato la notizia, le banche hanno voluto così “punire” Obama per la sua politica. Infatti il presidente, dinanzi alla crisi, innescata proprio dalle banche d’affari, ha avviato una regolamentazione severa dei mercati ed escludendo le banche dai forum decisionali governativi in materia finanziaria. Queste così hanno visto perdere potere ed inizialmente anche profitti. Oggi quindi hanno servito la vendetta, ma queste soffrono anche di una memoria corta, infatti, molte banche che oggi girano le spalle al presidente Obama, all’inizio del suo mandato, in piena crisi finanziaria, avevano ricevuto ingenti aiuti economici per essere risollevate. Oggi ripreso il loro regime di profitti e prestigio hanno però scelto il candidato repubblicano.
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mercoledì 10 ottobre 2012

Soldi e fede

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

L’Egitto post Mubarak deve affrontare, tra i vari problemi, anche una propria crisi economica e finanziaria. Quindi, tramite la banca Centrale nazionale, ha chiesto aiuto ai fondi del FMI, ottenendo il prestito d 4 miliardi di euro con un tasso di interesse all’1,1%. Ma adesso sorge un problema, il governo del paese è in mano a ai Fratelli Musulmani, di forte ispirazione islamica, e all’ala più radicale del partito salafita Al-Nour. E secondo il diritto islamico non è permesso il prestito con tasso. I partiti islamici sembrano intenzionati a chiudere tutte e due gli occhi, il paese va salvato, anche con gli interessi….
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In Argentina i conti non tornano

(fonte: Sette- Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Sembra che in Argentina la matematica sia un’opinione, un’opinione governativa. Infatti, da alcuni anni i dati “ufficiali” dell’economia argentina non sono più presi sul serio, in quanto ritenuti dalla comunità internazionale poco fedeli alla realtà economica del paese sudamericano. Nel 2007, sotto la presidenza di Nestor Kirchner, il governo di Buenos Aires cambiò i vertici dell’Istituto Governativo di Statistica (INDEC), nominando, secondo alcuni analisti internazionali, esponenti vicini alla presidenza argentina. Quindi da quell’anno l’inflazione argentina, secondo i dati ufficiali, è variata e varia tra il 7 e il 9%, ma i dati delle organizzazioni indipendenti  denunciano un’inflazione intorno al 20% (il 25% nel 2011). Sull’inaffidabilità dei dati “ufficiali” argentini si è espresso anche l’Economist che recentemente li pubblica con tre asterischi, stando ad indicare da legenda che non sono affidabili. Di seguito anche il Fondo Monetario Internazionale ha denunciato le sue perplessità sui dati comunicati da Buenos Aires, invitando l’Argentina ad armonizzare le sue modalità di rilevazione dei dati a quelle internazionali. La presidentessa Cristina Kirchner difende l’autonomia del suo paese in materia, ma qualcosa non sembra tornare, vedendo anche la situazione economica delle famiglie argentine. Difatti, secondo l’INDAC il 6,7% della popolazione è appena sotto la soglia di povertà e l’1,7% è indigente, secondo i calcoli indipendenti i poveri in Argentina sarebbero il 21%!!!!!
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mercoledì 3 ottobre 2012

Quegli incontri di Di Pietro al Consolato USA di Milano

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

E’ apparsa su alcuni giornali italiani in agosto, ha occupato solo per poche ore la ribalta mediatica, per poi cadere nel nulla, quindi, quasi una notizia non-notizia. Eppure merita di ricordarla e ricordarcela. Di cosa si tratta? Quest’estate, Reginald Bartholomew, ambasciatore USA in Italia dal 1993 al 1997, pochi giorni prima di morire rilascia delle dichiarazioni sul suo arrivo in Italia. Infatti, nominato dall’allora presidente Bill Clinton, giunge a Roma in quanto, dichiara lo stesso ambasciatore: “gli USA erano preoccupati della deriva dei magistrati: nell’intento di combattere la corruzione politica dilagante il pool era andato ben oltre violando sistematicamente i diritti degli imputati”. Il pool  a cui si riferisce  Bartholomew è quello di Milano, che si occupa di Tangentopoli. Secondo ulteriori rivelazioni il neo ambasciatore si adoperò per richiamare il console USA a Milano, Peter Semler, presente fin dal 1990 nel capoluogo lombardo, perché a Washington non sarebbero piaciuti certi incontri tra il console e l’allora pubblico ministero del pool Mani Pulite, Antonio Di Pietro, avvenuti intorno al 1991. Semler recentemente ha confermato di aver incontrato il pm di Milano che gli aveva comunicato che: “c’era un’inchiesta su Mario Chiesa e che le indagini avrebbero raggiunto Bettino Craxi e la DC”. Per Bartholomew, “qualcosa nel consolato  americano non quadrava”. Ed ancora non non manca chi ha visto anche in questa vicenda pressioni USA, prima che salisse Clinton alla Casa Bianca, sulle indagini di Milano.
Non solo, Di Pietro, nel 1992 si recò anche negli Stati Uniti per una decina di giorni, durante i quali, secondo il Corriere della Sera,  il pm ebbe incontri con membri dell’FBI e magistrati. Di Pietro ha sempre smentito questi incontri, il viaggio negli USA, ufficialmente fu organizzato dallo United States Information Agency (USIA) e dall’ambasciata USA di Roma.
Morto Bartholomew, ma scoppiato ormai il caso, sono stati intervistati alcuni protagonisti di quel momento. Il diretto interessato, Di Pietro, ha dichiarato che le rivelazioni di Semler sono false, in quanto “non potevo anticipargli il coinvolgimento dei vertici di Dc e Psi perché nel novembre 1991 già indagavo su Mario Chiesa, ma non avevo idea dove saremmo andati a parare” (Di Pietro ha confermato però gli incontri con il console). Smentite ufficiali, su eventuali ingerenze o comunicazioni USA sulle indagini di Mani Pulitie sono giunte inoltre anche da Gherardo d’Ambrosio, anch’esso magistrato del pool, e da Francesco Saverio Borrelli, allora procuratore capo di Milano. Secondo l’analista americano, Edward Luttwak: “gli USA non avevano interesse ad aiutarlo (aiutare Di Pietro), e si chiedevano cosa avrebbe portato Mani Pulite se fossero crollati i partiti con cui trattavano da mezzo secolo”.  Inoltre per Luttwak sarebbero normali i contatti tra magistrati locali e diplomazie straniere, in particolare quando ci sono di mezzo rogatorie, ed ancora, sempre secondo Luttwak, l’FBI a Milano si occupava di mafia e la CIA del commercio tra l’Italia e l’URSS. E sul richiamo di Bartholomew a Semler? Luttwak: “ per gli USA Di Pietro era troppo disinvolto nell’impiego degli strumenti giudiziari, cosa che dovette irritare Bartholomew. Per noi è difficile accettare la carcerazione preventiva. Ricordo che invitai alla Georgetown University il giudice della nostra Corte Suprema, Antonin Scalia, per il discorso di Di Pietro: rifiutò di venire perché in dissenso con i suoi sistemi”.
Ad alimentare i sospetti, invece, Rino Formica, socialista con Craxi ed ex ministro delle Finanze, che non si stupisce del’intervento di Bartholomew, infatti, secondo Formica, intervistato dal Corriere della Sera: “gli USA avevano dei problemi nell’Europa del post ’89. Uno di questi era l’Italia: e il consolato di Milano tesseva la tela con il pm Di Pietro. […] Clinton capì che l’Italia, nel biennio 1992-93, era un Paese sull’orlo della guerra civile”. Ed ancora, su un eventuale pressione USA sulle indagini di Milano, l’intervento, sempre sulle pagine del giornale di via Solferino, di Paolo Pilliteri ex sindaco socialista di Milano: “Bettino non si sbilanciava mai, ma diceva che l’America non aveva mandato giù la viocenda di Sigonella, né aveva gradito la politica estera di Andreotti”.
Infine le parole di Peter Secchia, ambasciatore USA in Italia prima di Bartholomew: “Non so perché Bartholomew pensò che il consolato rischiasse di sporcasse, per così dire, con Mani Pulite e perché lo richiamò duramente”.
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lunedì 1 ottobre 2012

Prosegue la normalizzazione somala: gli Al Shabab cacciati da Kisimaio.

A cura di Francesco Della Lunga

Prosegue la "normalizzazione" della Somalia. Le truppe keniote sono entrate nel territorio somalo a nord di Chisimaio ed hanno sconfitto le truppe di Al Shabab, asserragliate nella cittadina nel sud della Somalia dall'anno scorso. Secondo le notizie di stampa apparse in questi giorni, l'esercito keniota sarebbe riuscito a sconfiggere gli islamisti ed a liberare una delle ultime roccaforti. Gli Al Shabab erano da circa un anno asserragliati a Chisimaio, vicino ai confini col Kenya, dopo che erano stati battuti dalle truppe dell'Unione Africana a Mogadiscio. Ma forse è ancora troppo presto per poter parlare di pacificazione, nonostante che da alcuni mesi la diaspora somala stia rientrando nella capitale. Del resto Al Shabab aveva già lasciato Mogadiscio durante gli scontri con gli etiopi già nel 2007 (allora chiamati ancora Corti Islamiche) e durante l'intervento della coalizione africana era comunque riuscito a recuperare il controllo di alcuni quartieri della capitale. Attualmente la situazione appare migliorata, ma Mogadiscio è ancora una città molto pericolosa e dove la vita è continuamente a rischio. Gli islamici sono ancora in grado di condizionare ed orientare una parte della popolazione. Oltre ai fondamentalisti permane il problema della pirateria, soprattutto nelle aree centrali ed a nord della capitale. Ancora indeterminata appare la vicenda del Somaliland, da diversi anni proclamatosi indipendente da Mogadiscio. Insomma, la Somalia appare ancora lontana dalla pacificazione, dopo oltre vent'anni di guerra e devastazione. Ma forse stavolta siamo sulla buona strada.

mercoledì 26 settembre 2012

Gli italiani sono più ricchi dei tedeschi (?)

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Di questi tempi può sembrare una battuta, quasi una presa di giro, eppure secondo uno studio del gruppo assicurativo Allianz, reso pubblico la settimana scorsa, l’Italia, per ricchezza globale (rapporto sulla posizione patrimoniale e debitoria delle famiglie in 50 paesi), si colloca, nella classifica mondiale, al 12° posto, al di sopra di Francia, Austria e Germania. Lo studio rivela che alla fine del 2011 (anno in cui sono stati raccolti i dati) in Italia il reddito finanziario netto pro capite era di 42.875 euro (primi della classe gli Svizzeri con 138 mila euro di attivi finanziari pro capite, seguono il Giappone, gli USA e il Belgio, dietro l’Italia, invece, si collocano la Francia con 42.643 euro a testa, l’Austria con 40,648 euro e, al sedicesimo posto (!) la Germania con 38.521 euro). Se a questo dato aggiungiamo quello pubblicato dalla Deutsche Bank, secondo il quale il patrimonio privato (cioè dei cittadini) degli italiani ammonterebbe al 600% del PIL, mentre quello dei tedeschi è del 400% sul PIL, gli italiani sembrerebbero effettivamente più ricchi dei tedeschi. Da ar notare che nel 2012 il capitale netto dei tedeschi è aumentato dell’1,5%, non solo, sempre secondo lo studio Allianz, la ricchezza tedesca è in un crescente aumento dal 2000 (+9%), in Italia, invece è in tendenza negativa.
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giovedì 20 settembre 2012

Presentazione della nuova edizione aggiornata di "Su la testa, Argentina!"

Bibliotecanova Isolotto
26 settembre 2012 alle 17,00

In collaborazione con il Centro Studi e Iniziative sull'America Latina di Firenze

Orlando Baroncelli
presenta la nuova edizione aggiornata del suo libro
Su la testa, Argentina!
Desaparecidos e recupero della memoria storica
(Firenze, LibriLiberi, 2011).

Intervengono:
Bruno D'Avanzo Direttore del Centro Studi e Iniziative sull'America Latina di Firenze
Moreno Biagioni dell'Archivio dei Movimenti di Quartiere di Firenze
Letture di brani del libro a cura di Tamara Tagliaferri dell'Associazione Amici della Biblioteca di Fiesole

Via Chiusi 4/3a – 50142 Firenze
t/f 055 710834
e bibliotecanovaisolotto@comune.fi.it
web http://bibliotecanovaisolotto.comune.fi.it

lunedì 17 settembre 2012

La Carta della Terra

(testo tratto da: http://www.cartadellaterra.it/index.php)

La storia della Carta della Terra
La Carta della Terra è il prodotto di un dialogo decennale, mondiale, interculturale su obiettivi e valori comuni. Il progetto della Carta della Terra iniziò nell’ambito delle Nazioni Unite, ma venne portato avanti e completato da un’iniziativa della società civile. La Carta della Terra venne finalizzata e quindi lanciata come “Carta” nel 2000 dalla Commissione della Carta della Terra, un organismo internazionale indipendente.

L’iniziativa della Carta della Terra
L’iniziativa rappresenta un grande sforzo volontario della società civile. I partecipanti includono istituzioni internazionali, governi nazionali e loro agenzie, università, organizzazioni non governative e comunità, governi locali, gruppi religiosi, scuole e imprese, così come migliaia di persone a livello individuale.

Cos’è la Carta della Terra
La Carta della Terra è una dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo. La Carta si propone di ispirare in tutti i popoli un nuovo sentimento d’interdipendenza globale e di responsabilità condivisa per il benessere di tutta la famiglia umana, della grande comunità della vita e delle generazioni future. La Carta è una visione di speranza e un appello ad agire.
La Carta della Terra si occupa in primo luogo della transizione verso forme sostenibili di vita e sviluppo umano sostenibile. La Carta riconosce che gli obiettivi della protezione ecologica, dello sradicamento della povertà, lo sviluppo economico equo, il rispetto per i diritti umani, la democrazia e la pace sono interdipendenti e indivisibili. Di conseguenza, il documento offre un punto di riferimento integrale e a largo spettro per guidare la transizione verso un futuro sostenibile.
La Carta della Terra è il prodotto di un dialogo decennale, mondiale, interculturale su obiettivi e valori comuni. Il progetto della Carta della Terra iniziò nell’ambito delle Nazioni Unite, ma venne portato avanti e completato da un’iniziativa della società civile. La Carta della Terra venne finalizzata e quindi lanciata come “Carta” nel 2000 dalla Commissione della Carta della Terra, un organismo internazionale indipendente.
La stesura della Carta della Terra ha implicato il più coinvolgente processo partecipativo mai associato alla creazione di una dichiarazione internazionale. Questo processo è la risorsa primaria della sua legittimità come struttura etica principale. La legittimità del documento è stata ulteriormente rafforzata dal sostegno di oltre 4.800 organizzazioni, che includono molti governi e organismi internazionali.
Alla luce di questa legittimità, un numero crescente di giuristi internazionali riconosce che la Carta della Terra sta acquisendo lo stato di un documento della cosiddetta “soft law”, un documento cioè che fissa delle norme pur non avendo efficacia vincolante diretta. I documenti come la Dichiarazione dei Diritti Umani sono considerati moralmente ma non legalmente imprescindibili dai governi degli Stati che sono d'accordo nell’adozione, e spesso sono alla base per lo sviluppo di leggi e regolamentazioni.
In un periodo in cui sono necessari importanti cambiamenti nel modo di pensare e di vivere, la Carta della Terra ci richiama ad esaminare i nostri valori e a scegliere una strada migliore. In un periodo in cui l'educazione per lo sviluppo sostenibile è diventata essenziale, la Carta della Terra fornisce uno strumento per l'educazione molto valido. In un momento in cui la collaborazione internazionale è sempre più incisiva, la Carta della Terra ci incoraggia a cercare ragioni comuni nel mezzo della nostra diversità e ad abbracciare un'etica globale che è condivisa da un numero sempre crescente di persone in tutto il mondo.

Testo integrale della Carta della Terra: http://www.cartadellaterra.it/index.php?c=testo-carta-della-terra

mercoledì 12 settembre 2012

La BCE assume

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

La crisi economica e finanziaria dell’UE sembra avere almeno un risvolto positivo. Infatti, il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE), per far fronte alle varie competenze sempre più pressanti dell’istituto di Francoforte (provvedimenti straordinari, analisi anticrisi, controlli sui paesi UE in crisi, ecc..), ha stabilito di ampliare il proprio organico nel 2013 di 40 super tecnici. Eppure queste nuove forze non basterebbero ancora. Secondo il sindacato interno (IPSO), i 1.600 dipendenti attuali non sono abbastanza per svolgere il superlavoro di questi ultimi mesi, non solo, l’IPSO ha scritto a Draghi perché sarebbe alto il rischio di paralisi dell’Eurotower. Nonostante le diffidenze dei 17 governatori delle banche centrali nazionali ad aumentare le competenze della BCE (più personale, più competenze), il Consiglio della Banca ha autorizzato nuove assunzioni che erano quasi ferme dal 2001 (sotto la presidenza di Wim Duisenberg il personale della BCE era di circa 1.500 unità).
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venerdì 7 settembre 2012

Africa obesa


(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Per il continente africano c’è un’altra piaga: l’obesità. Sembrerebbe quasi un paradosso per un continente in cui si soffre tremendamente la fame. Eppure secondo uno studio pubblicato da The Lancet, nel 2030 l’Africa avrà 185,5 milioni di persone – un quarto della popolazione - in sovrappeso e un quinto in obesità. Responsabili di ciò un’alimentazione satura di grassi e di zuccheri oltre ad un’urbanizzazione sempre più alta e sedentaria. Quest’obesità avrà conseguenze anche per i nascituri, sempre più a rischio di vita. Infatti, i bimbi che nascono da donne obese, hanno il 62% di rischio di morire entro due giorni dalla nascita, la percentuale si abbassa al 32% se le mamme sono in sovrappeso. Tra i paesi dove è più alta la percentuale di donne obese  in gravidanza troviamo al primo posto lo Swaziland, Lesotho, Ghana, Camerun e Congo.
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giovedì 6 settembre 2012

Belgio: sacrifici per (quasi) tutti

(fonte: Corriere della Sera) a cura di Roberto Di Ferdinando

In tempi di crisi economica e di sacrifici chiesti dai governi ai propri cittadini, sorprende la notizia che giunge dal Belgio, dove una commissione del Senato belga, costituitasi in merito alle “dotazioni per i membri della Famiglia reale”, ha concluso i suoi lavori suggerendo al governo che non si tocchino gli “stipendi” dei reali del Belgio. Quindi, il re Alberto II (78 anni), continuerà a percepire 11 milioni e 272 mila euro l’anno,  e il principe erede Filippo (52 anni) ne riceverà, invece, 922 mila. Ma diversamente da altre case regnanti europee, le dotazioni per la famiglia reale belga non finiscono qui, infatti, dal 2000 anche gli altri due figli del sovrano, la principessa Astrid (50 anni) e il principe Lorenzo (48 anni) percepiscono, rispettivamente, 320 mila euro e 307 mila euro l’anno. Non solo, anche l’ex regina, Fabiola (84 anni), vedova di re Baldovino e cognata di Alberto II, riceve dallo Stato 1 milione e 442 mila euro l’anno. Inoltre i reali non hanno l’obbligo, fino a quando sarà sul trono Alberto II, di pubblicare come sono impiegati e spesi questi soldi. Sovranità finanziaria assoluta.
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lunedì 3 settembre 2012

Il re dileggiato


(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

La polizia svedese è da mesi sulle tracce di un falsificatore-dileggiatore che sta mettendo alla berlina il sovrano Carlo Gustavo. Infatti, lo sconosciuto (sconosciuta o banda di sconosciuti), da almeno due mesi ha messo in circolazione monete da una corona di cui è stata modificata una facciata. Infatti, su questa, dove appare il profilo del re svedese invece della dicitura classica “Carl XVI Gustaf Sveriges Konung”, cioè, “Carl XVI Gustaf Re di Svezia”, c’è quella offensiva di “Var Horkarl Till Kung”, che sta per “Quel frequentatore di postriboli del nostro re”. Per molte settimane nessuno se ne era accorto di questa modifica offensiva, ma adesso il fenomeno, che si sta sempre più diffondendo inizia a preoccupare le autorità svedesi e non tanto per i falsi, ma per il messaggio imbarazzante.
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(immagine tratta da: http://www.svt.se/)

giovedì 23 agosto 2012

Agente Orange

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Agente Orange, non si tratta di un nome in codice di una spia, ma di un agente chimico utilizzato dagli USA nel conflitto “sporco” del Vietnam (1960-1975). E non si tratta neanche dell’oramai fatalmente famoso napalm, ma di un defoliante, capace di distruggere rapidamente la vegetazione della giungla vietnamita, con lo scopo di eliminare i nascondigli e le coperture naturali utilizzate dalla guerriglia comunista. Si calcola che tra il 1962 ed il 1971 l’aviazione statunitense abbia sparso su un quarto del territorio del Vietnam 80 milioni di litri di diserbanti con un alta presenza di diossina. La produzione dell’Agente Arancione (il nome deriva dal fatto che questo diserbante era confezionato in barili con un sigillo arancione) fu voluto dal presidente John Fitzgerald Kennedy. A distanza di quasi quarant’anni, oltre al disastro ambientale, il Vietnam denuncia a Washington che tale bombardamento chimico ha colpito con effetti nefasti per la loro salute, circa 3 milioni di persone, ed ancora oggi almeno un milione, di cui 150.000 sono bambini, deve fare i conti con quell’eredità tossica: deformazioni fisiche, forme tumorali, gravi ritardi mentali ed altro ancora. A rendere ancora più tragica la vicenda, il fatto che ormai, in varie zone del Vietnam, la diossina è entrata nel ciclo alimentare. Gli Stati Uniti il 10 di agosto, paradossalmente la stessa data in cui fu, nel 1961, testato per la prima volta il diserbante, hanno firmato un accordo con Hanoi, finanziando per 43 milioni di dollari la bonifica di alcune zone del Vietnam, che prevede la rimozione di 73 milioni di metri cubi di terreno.
Per completare l’informazione, nel 1984 Dow Chemicals e Monsanto (produttrici del diserbante) pagarono un indennizzo di 180 milioni ai veterani USA che avevano subito gravi danni di salute nell’impiego dell’Agente Arancione, mentre la Corte Suprema, pochi anni dopo, annullò la causa intentata da alcuni vietnamiti contro i produttori del diserbante.
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Dar es Salaam punta a Singapore


(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Le autorità cittadine di Dar es Salaam, la capitale della Tanzania, su indicazione del governo centrale, stanno studiano un nuovo piano urbanistico che sostenga lo sviluppo che la città sta vivendo da alcuni anni: negli ultimi vent’anni è passata da 2 a 4 milioni di abitanti e potrebbe raggiungere gli 8 milioni nel 2032. Ancora in fase di studio, il nuovo piano s’ispirerebbe a Singapore, tanto che una commissione di esperti dalla Tanzania si è recata nella città-stato asiatica per osservare da vicino quella realtà. Sicuramente un progetto ambizioso, infatti, Singapore “vale” 211 miliardi di euro, mentre l’intera Tanzania 18,6 miliardi, non solo, 7 abitanti su 10 di Dar es Salaam vivono al limite della povertà ed in immensi quartieri bidonville (slum). Però è da registrare il fatto che l’economia della Tanzania è in netta espansione, che esiste una classe, seppur ben ristretta, di famiglie ricche, legata alla proprietà delle miniere, che ha disponibilità di molto denaro da investire e consumare. E gli amministratori della città non si stanno lasciando scappare l’occasione, tanto da aver iniziato ad emettere bond per finanziare progetti per la realizzazione di infrastrutture ed ha dato la sua disponibilità a studiare (e realizzare?), un nuova urbanizzazione, ma niente, ancora, sulle scelte in politica di occupazione, politiche sociali che dovrebbe perseguire la nuova Dar es Salaam.
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martedì 21 agosto 2012

L’esercito tedesco potrà operare anche in patria

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando
La Corte costituzionale federale di Karlsruhe ha stabilito con una sentenza che l’esercito tedesco potrà intervenire sul territorio nazionale contro minacce terroristiche “in caso di situazioni eccezionali dalle dimensioni catastrofiche”, e solo dopo valutazioni del potere esecutivo. La Corte ha inoltre specificato, anche dettagliatamente, i casi in cui l’esercito possa o non possa essere impiegato: non potrà essere utilizzato per reprimere manifestazioni popolari, non potrà essere autorizzato all’abbattimento di un aereo che trasporti civili vittima di un dirottamento terroristico, ma gli sarà consentito sparare colpi di avvertimento. Cade quindi così un tabù che resisteva dalla fine della seconda guerra mondiale. Infatti, fino alla sentenza, la Legge Fondamentale del 1949 indicava che l’esercito tedesco aveva la funzione di difesa del territorio nazionale e poteva essere impiegato internamente solo in caso di disastri naturali o gravi incidenti, invece attribuiva alla polizia la sicurezza interna della nazione. Oggi questa netta separazione cade, ma tra mille polemiche politiche, in particolare da socialdemocratici e verdi che denunciano il rischio della “militarizzazione” del paese.
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Etiopia: è morto il presidente Meles Zenawi

a cura di Francesco Della Lunga

E' di stamani la notizia di fonti governative di Addis Abeba che comunicano la morte del Presidente Meles Zenawi. Secondo quanto riportato e ripreso dalla stampa nazionale ed internazionale, Zenawi è deceduto a causa di una non precisata infezione che avrebbe contratto nei mesi scorsi. Da circa due mesi infatti il leader politico tigrino non appariva in pubblico ed aveva disertato anche alcune occasioni ufficiali come un recente summit diplomatico presso l'Unione Africana che ha sede proprio nella capitale del paese. Non è stato precisato dove il Presidente sia di fatto deceduto. Alcuni giornali parlano di un ospedale all'estero dove si trovava in convalescenza, forse in Europa se non addirittura a Bruxelles, altre fonti darebbero invece già avvenuta da alcune settimane la morte di Meles. Il suo posto è stato preso dal vice presidente, Hailemariam Desalegn. Zenawi era in carica sin dal 1995 ed era stato il leader del fronte popolare per la separazione del Tigrè, una delle regioni più sviluppate del paese, vicino al confine con l'Eritrea. Per un breve periodo aveva addirittura accarezzato l'idea di fare Mekelle la capitale del paese. Un leader che aveva combattuto contro il Negus rosso, Menghistù, e che aveva vinto la battaglia favorendo la sua caduta e l'espatrio in Zimbabwe. Per preservare l'integrità del paese, suddiviso da numerose etnie, aveva favorito la nascita dello stato federale. La sua figura politica è rimasta tuttavia controversa soprattutto per aver impedito, secondo l'opposizione, lo svolgersi di regolari elezioni politiche. Numerosi gli scontri di piazza che avvennero nel 2004 e che portarono a decine di morti. La situazione interna è rimasta difficile, con aree di conflitto che tuttora sono presenti in alcune regioni, quali l'Oromia, al centro del paese, la zona di Gambella, al confine con il Sudan. Rimangono ancora forti tensioni con il nemico storico, l'Eritrea di Isaias Afewerki. Sotto la presidenza di Zenawi il paese si era riavvicinato fortemente all'Occidente, dopo il periodo di Menghistù, allora vicino all'ex Urss. Oggi Addis Abeba è ritenuta come il bastione occidentale nel Corno d'Africa con la presenza di alcune basi americane da cui partono i droni contro Al Quaeda, attualmente presente in Somalia, nella capitale Mogadiscio ed in alcune aree del sud del paese. Curioso il parallelo fra Meles ed il suo nemico storico, Afewerki. Anche il Presidente eritreo, qualche mese fa, era stato dato in fin di vita proprio a causa di una non meglio precisata infezione (si veda anche il nostro post su RI). Afewerki era poi apparso in pubblico fugando ogni illazione. In questa regione del mondo, le morti dei leader avvenute in contesti poco chiari non sono una novità. La storia etiope ha fatto emergere episodi di avvelenamenti. L'ultimo imperatore, Hailè Selassiè, sarabbe stato avvelenato proprio dal suo successore, Menghistù Hailè Mariam nel lontano 1975.

lunedì 20 agosto 2012

“La donna è complementare all’uomo”

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

La nuova Tunisia del dopo Ben Alì sembra essere partita con il piede sbagliato. Infatti, nella bozza dell’articolo 28 della nuova Costituzione, la commissione dei diritti e libertà dell’Assemblea costituente ha approvato quanto segue: “Lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, delle sue conquiste, in base al principio della complementarità all’uomo in seno alla famiglia, e in quanto associata all’uomo nello sviluppo della patria”. In parole povere la donna è complementare e non uguale all’uomo. L’articolo è stato approvato con il voto di 12 membri della commissione (i nove rappresentanti di Ennahda, la formazione politica islamista vincitrice delle elezioni dell’autunno scorso, e i tre membri alleati), mentre la proposta alternativa, che dichiarava un’uguaglianza sostanziale tra donne e uomini ha ottenuto gli 8 voti dei restanti membri.
Questo voto ha scatenato le proteste della popolazione tunisina e non solo di quella femminile. L’Assemblea costituente è da giorni assediata pacificamente dai dimostranti che chiedono che siano confermati i diritti riconosciuti alle donne che avevano fatto della Tunisia uno dei paesi più progressisti del continente africano. Adesso la questione passera al Parlamento che dovrà approvare,  respingere o modificare la Costituzione e quindi anche l’articolo 28.
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domenica 19 agosto 2012

USA: nominato il primo generale donna omosessuale


(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

La settimana scorsa è stata nominata generale Tammy S. Smith, di 49 anni. Nella storia delle Forze Armate USA è la prima donna generale dichiaratamente omosessuale. Infatti, come vuole la tradizione militare, ad appuntare la stella di brigadiere generale dell’esercito, è stata sua moglie, Tracey, durante la cerimonia di nomina che si è celebrata al Cimitero Militare di Arlington, nel memorial dedicato alle donne soldato cadute in battaglia. La neo generale Smith, veterana in Afghanistan, dove ha coperto l’incarico di capo del dipartimento Army Reserve Affairs, è, oggi, vice comandante della Riserva dell’Esercito. Da circa un anno e mezzo è sposata con Tracey, che è cofondatrice del Military Partners and Families Coalition e attivista impegnata nella difesa dei diritti di gay, bisessuali e trasgender nell’esercito. Tammy e Tracey, però, hanno potuto comunicare pubblicamente, negli ambienti militari, il loro matrimonio solo dopo il 20 settembre 2011, quando è stata modifica la legge federale che in ambito di Forze Armate USA imponeva la regola, sull’orientamento sessuale, del “don’t ask, don’t tell (non chiedere, non dire).
Oggi le Forze Armate USA dispongono di 500 generali e 60 sono le donne.
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sabato 18 agosto 2012

Putin alla conquista dei mari

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Appena tornato alla presidenza della “Grande Madre Russia”, Vladimir Putin ha autorizzato l’aumento del 19% delle spese militari, e una consistente parte dei soldi da spendere sarà destinata alla marina militare. Ad oggi Mosca può disporre al di fuori dei confini dell’ex URSS, solo di una base navale, quella di Tartus, in Siria, ecco comprensibile la resistenza di Putin a qualsiasi cambiamento alla guida di Damasco. Quindi i diplomatici russi stanno negoziando un nuovo accordo con le autorità vietnamite per riottenere la gestione della base navale di Can Ramh Bay, ma il governo di Hanoi, che ha aperto negli ultimi anni agli USA con i quali ha stretto accorsi economici e commerciali, non è più disposta a cedere la sovranità della base, ma solo di un punto d’appoggio, senza indispettire il nuovo alleato americano. Putin non si è perso d’animo e sta puntando così anche a Cuba, dove si consumò la crisi nucleare con gli USA nel 1962. La base sovietica di Lourdes fu abbandonata dai russi nel 2002, ma ora questi sembrano pronti a tornarci. Mosca sta sondando il terreno per basi navali anche nelle Seychelles. Ad oggi la marina militare russa conta 5 flotte ed è composta complessivamente da 30 navi, ma il numero, visto i finanziamenti, potrebbe aumentare.
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Israele-Iran: ci siamo alla guerra?

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Se ne parla da anni, dal 2008, e ritorna prepotente ad ogni vigilia delle elezioni presidenziali negli USA, cioè il possibile attacco di Israele all’Iran. Ma qualcosa sembra essere cambiato, in negativo. Nei precedenti “allarmi”, si parlava che la risposta militare israeliana al progetto nucleare iraniano sarebbe stata attuata entro pochi mesi, e poi passavano anni, adesso, invece, si parla di “attacco imminente”, di “poche settimane”, che in sostanza sarebbero pochi mesi. E la notizia dello scontro è credibile, infatti i futures del greggio nell’ultima settimana sono aumentati, la Banca Centrale d’israele ha indicato realistico, tra gli scenari negativi dell’attuale crisi finanziaria, un attacco all’Iran, ed i media israeliani stanno mettendo la notizia in prima pagina da alcuni giorni. Secondo fonti israeliane e statunitensi (National Intelligence Estimate) le capacità nucleari iraniane sono aumentate e dal 1° ottobre Teheran potrà contare su 250 kg di uranio arricchito al 20%, superando così i limiti consentiti ed ottenendo l’armamento per almeno 4 bombe nucleari da lanciare su territorio israeliano tramite i missili Shahab-3. Israele quindi pensa ad un attacco preventivo, e tre sono le strategie d’offesa: F15I e F16I volerebbero prima verso Nord, chiedendo l’autorizzazione del sorvolo alla Turchia, per poi dirigersi, una volta entrati nel cielo iraniano, verso il sud del paese sciita, oppure i caccia israeliani attraverserebbero Giordania e Iraq, per colpire subito al cuore le centrali iraniani, od ancora attaccherebbero prima gli obiettivi strategici dal sud, passando dall’Arabia Saudita, che però non sembra disposta a concedere autorizzazioni al sorvolo del proprio territorio. Altro dubbio dei politici e militari israeliani è se a fine mandato e con una campagna elettorale in corso Obama appoggerebbe l’attacco israeliano all’Iran? Molti ritengono che non potrebbe non schierarsi a fianco di Israele, ma questo potrebbe costargli la rielezione. Quindi niente è certo, tranne l’instabilità della regione.
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venerdì 10 agosto 2012

Il bacio dei soldati

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il sergente Brandon Morgan, marine statunitense, dopo sei mesi di servizio in Afghanistan è rientrato in patria ed al momento dello sbarco, all’aeroporto militare delle Hawaii, è corso ad abbracciare e baciare il suo amore, una scena frequente e spesso raccontata dai film di Hollywood. Ma questa volta a rendere più significativo questo emozionante momento è stato il fatto che il sergente Morgan ha baciato il suo amore, Dalan Wells, che è un altro marine e come sfondo un’enorme bandiera degli Stati Uniti che accoglieva i militari. La scena è stata immortalata da uno scatto che ha fatto il giro del mondo e che è qui sotto riportato. Ricordo che fino all’anno scorso le forze armate USA non si opponevano l’arruolamento di militari omosessuali purché rispettassero la regola del “Don’t Ask, Don’t Tell”,  regola abolita l’anno scorso dall’amministrazione Obama e così è stato possibile l’’abbraccio d’amore tra i due marine.
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immagine tratta da Vanityfair.it

giovedì 9 agosto 2012

L’Incontro segreto al Corriere della Sera

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Da alcune settimane è in libreria l’ultimo lavoro del giornalista Maurizio Molinari, dal titolo”Governo Ombra – i documenti segreti degli USA sull’Italia degli anni di piombo – “, edito da Rizzoli. Molinari ha attinto per le fonti di questo suo libro ai documenti segreti del Dipartimento di Stato USA che recentemente sono stati desecretati, scoprendo, tra l’altro, il resoconto di un incontro top secret, il 30 marzo 1978, tra l’allora ambasciatore USA in Italia, Richard Gardner, e la direzione del quotidiano Corriere della Sera che si svolse negli uffici del giornale di via Solferino di Milano.
Il 16 marzo 1978 il Presidente del Consiglio, Aldo Moro, era stato rapito dalle Brigate Rosse e il 29 dello stesso mese giungono le tre lettere di Moro. In questo clima di grande tensione, Gardner incontra segretamente, Franco Di Bella, Gaspare Barbiellini Amidei e Leo Valiani, rispettivamente direttore, vicedirettore ed editorialista del quotidiano milanese. L’ambasciatore desidera incontrare la direzione del principale quotidiano “centrista”, per farsi un’idea più completa sulla difficile situazione della democrazia italiana. Dai documenti risulta che la direzione del Corriere era contrario ad aprire il dialogo con i terroristi, in quanto questo avrebbe concesso alle BR un riconoscimento  quasi istituzionale, che l’Italia non poteva permettersi. Di Bella e Barbiellini ritengono che in qualunque modo si concluderà la vicenda, Moro non avrà alcun futuro politico (sarà assassinato dalle BR il 5 maggio 1978), e ci saranno pericolose ripercussione per l’Italia democratica. Invece, Valiani ritiene che le istituzioni democratiche italiane, seppur messe alla prova in maniera dura, sono in grado di resistere, non dipendendo da un’unica personalità politica.
Comunque, i tre giornalisti invitano Gardner a far in modo che l’amministrazione Carter non lasci sola l’Italia; Valiani suggerisce la collaborazione del FBI, Amidei chiama in causa la NATO, mentre Di Bella chiede che gli USA facciano pressioni su Andreotti perché dia una risposta dura ai brigatisti.
Inoltre, i tre sono preoccupati del fatto che il tempo passa e le indagini per liberare Moro non danno risultati, e tutto questo va a favorire il PCI, che in questo clima drammatico, sarà così chiamato ad entrare in un governo di unità nazionale, ottenendo il Ministero degli Interni che guiderà le ricerche con una tale decisione che permetterà di liberare Moro. E questo favorirà il successo elettorale del PCI che, per i tre del Corriere, al suo interno ha una forte presenza di leninisti –stalinisti che potrebbe mettere in difficoltà ed in minoranza la guida progressista di Berlinguer. Per questo auspicano l’aiuto degli USA alla DC, appellandosi anche al discorso di Carter del 12 genniao 1978, in cui il presidente degli USA aveva espresso la sua opposizione della presenza del PCI a governo.
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mercoledì 25 luglio 2012

La "fortezza Europa" alla battaglia dell'Euro.

Pare che l'Euro, e conseguentemente il modello europeo costruito con grande fatica negli ultimi vent'anni sia arrivato al capolinea. In questi giorni i debiti pubblici di alcuni paesi dell'area UE, Italia e Spagna soprattutto, sono sotto attacco di una massiccia speculazione finanziaria. La Grecia è data ogni giorno per fallita e nessuno crede più ai numerosi tentativi di risanamento che sono stati fatti. La Germania continua a soffiare sul rigore, anche se la posizione della Merkel pare in qualche modo essere scalfita. Ma i falchi della BCE non lascerebbero scampo a Draghi che si preparerebbe alla battaglia dell'Euro in perfetta solitudine. L'Italia, dopo aver issato Monti a Palazzo Chigi pare sotto attacco, nonostante le riforme lacrime e sangue fatte in questi mesi. La Francia ha mandato Sarkozy a casa, ma Hollande sembra ancora incerto sulla posizione da prendere. Proprio ieri, un comunicato a tre fra Spagna, Francia ed Italia per rilanciare il fondo anti spread ha scatenato ulteriori illazioni. Pare un film, o forse ce lo racconteranno realmente in un film se l'Euro dovesse crollare. Secondo alcuni l'Euro sarebbe ormai la moneta di riserva che ha sostituito il dollaro nelle transazioni internazionali, e l'attacco speculativo partirebbe soprattutto dagli USA, i primi responsabili della crisi finanziaria del 2008. Se l'Euro dovesse cadere torneremo alle frontiere? Cosa accadrà se la Grecia dovesse uscire realmente nei prossimi mesi? Invitiamo i nostri amici ad esprimere le loro opinioni. Francesco Della Lunga

martedì 17 luglio 2012

Un minuto di silenzio

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Ilana Romano è la vedova di Yossef Romano, sollevatore di pesi israeliano, ucciso, insieme ad altri dieci suoi compagni, nel settembre del 1972 a Monaco, nel villaggio Olimpico, per mano dei terroristi palestinesi di Settembre Nero. Dal 1976, dalle Olimpiadi di Montreal, Ilana è sempre stata presente ai Giochi Olimpici successivi (non si recò a Mosca nel 1980 perché Israele non vi prendeva parte) per ricordare in silenzio  l’eccidio di quegli atleti. E ci sarà anche a Londra, ancora una volta in silenzio e tenendosi per mano con Ankie Spitzer, un’altra vedova di quel settembre 1972. Ed anche a Londra Ilena chiederà un minuto di silenzio ufficiale per quegli undici uomini. Nessun riferimento alla loro nazionalità, ma solo un semplice e rispettoso ricordo di un minuto “come figli delle Olimpiadi, gli sportivi che andarono a Monaco in pace e ritornarono nelle bare”. Un appello che molto probabilmente cadrà ancora una volta nel vuoto, infatti, nonostante Sebastian Coe, presidente del comitato organizzatore di Londra 2012, abbia annunciato di voler celebrare le vittime durante la cerimonia di apertura, un netto e fermo divieto è giunto, invece, dal belga Jacques Rogge, il capo del CIO. Ed all’interno del comitato olimpico anche Alex Gilady, rappresentante israeliano, si è espresso contrario al minuto di silenzio, perché potrebbe “danneggiare lo spirito di armonia e spingere alcune nazioni a boicottare i Giochi”. Eppure, Gilady, fa notare la Romano, in quel settembre del 1972 era anche lui a Monaco quale giornalista sportivo e ritornò in patria con lo stesso aereo che rimpatriò le 11 salme. Ad oggi quindi l’unica celebrazione ufficiale in programma sarà quella del 6 agosto, quando la delegazione israeliana ricorderà, come ha sempre fatto in ogni Olimpiade, gli atleti israeliani uccisi.
Intanto la Romano e la Spitzer si sono attivate in questi anni per raccogliere  firme in favore dell’istituzione del minuto di silenzio, chissà se basteranno a far cadere il silenzio-oblio voluto dal CIO.
Anche in Italia è partita un’iniziativa di raccolta firme per il minuto di silenzio: http://www.amicidisraele.org/2012/07/solo-un-minuto-per-favore/ .
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