sabato 11 dicembre 2010

I soldi non fanno la felicità

Il premier inglese ha deciso di varare un nuovo indice, che non si basi solo sul PIL, per misurare il benessere del paese.
(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

3 commenti:

Roberto ha detto...

David Cameron, il premier inglese, ha deciso, in piena crisi economica e dopo aver ridotto drasticamente, per la prima volta nella storia, le spese militari, che per misurare il benessere dei propri concittadini non si dovrà riferirsi, solamente, al tradizionale indice del Prodotto Interno Lordo (PIL), cioè il valore complessivo dei beni prodotti all’interno di un paese, ma interrogando gli inglesi sulle loro reali e quotidiane condizioni di vita: una sorta di sondaggio già attivo da qualche anni in Bhutan per cogliere il livello di felicità dei propri cittadini. Ecco nascere il GWP (general wellbeing) che tiene conto del benessere sociale, personale, culturale, la gioia di vivere e di divertirsi degli inglesi. Per Cameron, infatti, il benessere non può essere misurato solo sulla base dei soldi, ma dalla soddisfazione e qualità (culturale, sociale, emotiva, sentimentale) della propria vita. Così dopo lo il piccolo e spirituale Bhutan, la Francia di Sarkozy, che nel 2008 insediò una commissione di economisti per individuare nuove catalogazioni, compresa la felicità, per misurare il benessere nazionale, e gli Stati Uniti, che nella propria Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, è affermato che tutti gli uomini sono creati uguali e che tra loro i loro diritti ci sono “la vita, la libertà e la ricerca della felicità”, adesso anche l’Inghilterra punta a tastare il polso dei propri cittadini concentrandosi sul loro benessere non solo economico, ma anche esistenziale. Happy days.
RDF

Runnix ha detto...

E' assolutamente ridicolo continuare a pensare nel 21° secolo che il PIL possa essere un valido metro di misura per il benessere di una nazione. Ormai è fin troppo evidente che bisogna tener d'occhio il tasso di disoccupazione reale della popolazione!
Però nessuno lo fa perché nell'ultimo secolo la disoccupazione sta aumentando costantemente, evidenziando in modo schiacciante quanto siano fallimentari i presupposti su cui si fonda l'economia capitalistica...

Frank 68 ha detto...

Il problema semmai può essere in che modo misurare questa felicità o anche, perchè no, l'infelicità. Se 100 è il valore massimo e 10 è la felicità, significa ad esempio che 90 è l'infelicità? E allora che cosa pesa di più? La felicità o l'infelicità? E come la cumuliamo con il resto? O abbandoniamo del tutto il valore del PIL? Mi pare difficile, tuttavia questa ricerca potrebbe essere davvero "rivoluzionaria" ed appassionare gli economisti per i prossimi decenni. Infatti, sarebbe utile trovare un sistema di misurazione della felicità, dell'infelicità (perchè non c'è dubbio che anche questa ha le sue ripercussioni economiche), sommarla algebricamente al PIL e vedere che cosa succede! Quanto alla disoccupazione di cui parla il nostro amico Runnix, questa potrebbe essere più o meno misurabile con un bel modello matematico dove ad ogni cittadino occupabile, si potrebbe assegnare una o più professioni attribuibili al suo livello di istruzione ed assegnare a queste un livello medio di guadagno annuale e farne poi una bella media. Insomma, la fantasia non ci manca di certo!
Saluti a tutti.