mercoledì 20 febbraio 2008

Kosovo, Ue divisa: ogni Paese decide per sé

La Francia riconosce la scissione da Belgrado. Berlino, Londra e Roma pronte a farlo, Madrid contraria. Belgrado: atto nullo
Corriere.it del 18 febbraio 2008

3 commenti:

Recinto Internazionale ha detto...

Proprio da queste pagine avevamo commentato positivamente l’elezione, meno di un mese fa, del moderato Tadic a presidente della Serbia, considerato dalla comunità internazionale come il migliore interlocutore nella delicata vicenda del Kosovo. Pochi però allora avrebbero pensato che a condurre i giochi di questa vicenda sarebbero stati invece i kosovari. Domenica scorsa infatti il premier della regione serba, Hashim Thaci, ha proclamato l’indipendenza del Kosovo, atto che ha determinando tensioni nella regione con pesanti ripercussioni di politica internazionale.
Il Kosovo è una regione facente parte dell’ex-Jugoslavia con popolazione a maggioranza albanese. Sul finire degli anni ’90, il leader serbo Milosevic attuò, per ridurre l’influenza e le pressioni indipendentiste kosovare, una ignobile pulizia etnica. Di fronte ai massacri perpetrati dagli squadroni della morte serbi, il mondo occidentale decise di intervenire. Fu infatti la Nato con tutti i suoi componenti e su iniziativa degli USA di Clinton, ad intervenire per motivi umanitari, l’avvallo dell’ONU arrivò solo a guerra conclusa. L’esercito Nato cosi bombardò per 90 giorni la Serbia, arrestando la pulizia etnica, mettendo in crisi il governo Milosevic, che di lì a poco sarebbe caduto di fronte alle sollevazioni dello stesso popolo serbo, e schierando gli eserciti Nato, questa volta autorizzati dall’ONU, quali garanti per una pacifica convivenza tra le comunità albanesi e serbe del Kosovo. Da allora sono passati quasi dieci anni, la Serbia ha avviato un processo democratico, ma la questione kosovara (ampia autonomia all’interno dello stato serbo oppure stato indipendente) non è mai stata affrontata seriamente dalla comunità internazionale, più volte distratta dalla guerra al terrorismo internazionale. Le capitali occidentali si trovano così di fronte una situazione già declamatasi che pone delicati temi da affrontare.
E’ giusta la dichiarazione di indipendenza kosovara? Come si dovrà comportare la comunità internazionale?
Chi scrive è dell’opinione che non è giusto che la Serbia perda una parte del proprio territorio perché una regione dichiari in maniera unilaterarmente la propria indipendenza. Ad oggi infatti non sussistono le stesse condizioni di dieci anni fa. I kosovari non sono più vittime di alcuna minaccia da parte di Belgrado, anzi forse sono proprio le minoranze serbe in kosovo a sentirsi minacciate fisicamente. La storia passata e l’insofferenza kosovara verso i serbi non possono giustificare la secessione. La Serbia ha quindi tutti i diritti ad alzare la voce contro l’indipendenza di Pristina che viola i principi base del diritto internazionale.
A rendere più complessa e grave la situazione è la posizione che alcuni stati occidentali sembrano aver preso nei confronti della vicenda. Gli USA sono difatti disposti a riconoscere il Kosovo, sulla stessa linea si trovano la Germania, l’Inghilterra e la Francia, contraria invece si è dichiarata, saggiamente, la Spagna, che si guarda bene (vedi la questione basca e catalana) a sostenere spinte secessioniste. Domani (21 febbraio) la questione sarà affrontata dal Consiglio dei Ministri italiano, oggi però il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema (che ai tempi della guerra alla Serbia era Presidente del Consiglio e il suo governo concesse, sulla base dell’impegno atlantico, le basi italiane alle forze Nato), ha anticipato che chiederà il riconoscimento del Kosovo. Spero che la notte porti consiglio, mi auguro infatti che gli USA e l’UE non riconoscano il Kosovo altrimenti autorizzerebbero una gravissima violazione del diritto internazionale, ma si operino invece per garantire un’ampia autonomia del Kosovo pur sempre inserita nella Repubblica Serba. Purtroppo credo che tutto ciò sia impossibile, difatti i tempi sono precipitati e penso impossibile che si possa recuperare l’errore di aver permesso (volutamente?) a Pristina di dichiararsi indipendente. Le diplomazie occidentali hanno commesso un gravissimo errore.
RDF

Recinto Internazionale ha detto...

L’Occidente sulla questione del Kosovo sta sbagliando. Inevitabili i risentimenti e le violenze di questi giorni a Belgrado, paradossale che le diplomazie internazionali chiedano alla Serbia di rispettare delle norme internazionali fondamentali quando esse stesse ne violano delle altre. Quasi tutti i paesi occidentali infatti hanno riconosciuto l’auto-proclamata indipendenza del Kosovo, indicandola come inevitabile e giusta autodeterminazione. Il principio di autodeterminazione è sancito dall’art. 1 della Carta dell’ONU, e dalle solenni dichiarazioni delle Nazioni Unite, nelle quali si afferma che “l’autodeterminazione (c.d. autodeterminazione esterna) comporta il diritto dei popoli sottoposti a dominio straniero di divenire indipendenti, di associarsi od integrarsi con altro Stato indipendente, di scegliere comunque liberamente il proprio regime […]. Affinché il principio di autodeterminazione, così inteso, sia applicabile, occorre inoltre che, salvo il caso dei territori coloniali, la dominazione straniera non risalga oltre l’epoca in cui il principio stesso si è affermato come principio giuridico, ossia oltre l’epoca successiva alla fine della seconda guerra mondiale” (Benedetto Conforti, Diritto Internazionale). Sulla base di questi presupposti non mi sembra quindi che ci si possa appellare al principio di autodeterminazione per il caso kosovaro. Pertanto l’atto kosovaro è un illecito internazionale.
Il Governo Italiano, senza più contare su alcuna fiducia politica e istituzionale, anzi sfiduciato con un voto politico quasi un mese fa, ed in assenza di un Parlamento operante (le Camere sono già state ufficialmente sciolte dal Presidente Napolitano) ha ieri deciso, su volere del Premier Prodi e del Ministro degli Esteri, D’Alema, di riconoscere il Kosovo quale stato indipendente. Ovviamente la decisione ha causato il forte risentimento di Belgrado che ha ritirato il proprio ambasciatore dall’Italia. Non sono bastati i tentativi di mediazione del Presidente Napolitano e l’appello alla storica amicizia tra i due paesi pronunciato da Prodi per stemperare i toni. La Serbia proprio dall’Italia si è sentita tradita. Onore quindi al Ministro Ferrero ed al Presidente Bertinotti, unici personaggi di spicco della ex maggioranza ad aver criticato apertamente l’inopportuno e prematuro riconoscimento italiano della dipendenza del Kosovo. Con il riconoscimento del Kosovo da parte della maggioranza dei paesi UE e dell’Occidente si è quindi creato un gravissimo precedente di deroga al principio di autodeterminazione al quale vari regioni europee potrebbero appellarsi già da domani per soddisfare proprie ambizioni indipendentiste.
RDF

Recinto Internazionale ha detto...

L’indipendenza Kosovara e l’allinearsi delle principali potenze europee alla volontà della grande potenza americana hanno creato una serie di prese di posizione da parte della comunità degli studiosi del diritto internazionale e degli osservatori di politica estera. L’ultima posizione contraria all’indipendenza proclamata unilateralmente da Pristina nei giorni scorsi, che ha generato disordini in Serbia ed ha indotto Belgrado al ritiro degli ambasciatori nelle principali capitali europee, è quella del professor Natalino Ronzitti, ordinario di Diritto Internazionale alla Luiss di Roma, con un intervento su Radio Radicale andato in onda questa sera. Anche Ronzitti sostiene che da un punto di vista strettamente giuridico, la dichiarazione di indipendenza, che peraltro non è condannabile, bensì il riconoscimento da parte di stati sovrani, sarebbe un illecito internazionale in quanto mancante di alcuni elementi fondamentali, quali un governo che legittimamente esercita una potestà d'imperio su un territorio ed un popolo. Infatti, secondo l’autorevole Autore, l’autorità espressa da Pristina non sarebbe un autorità legittimata e soprattutto, l'unica reale autorità presente sul territorio sarebbe costituita dalla missione Nato che da tempo controlla l’evolversi delle vicende socio politiche della ex provincia serba. Inoltre, secondo il diritto internazionale prevalente, mancherebbe anche il requisito di esistenza di un popolo dal momento che si tratterebbe di una autoproclamata indipendenza da parte di una minoranza etnica. Ronzitti prosegue affermando che, anche il principio di autodeterminazione dei popoli, sancito dalla carta delle Nazioni Unite, sarebbe in questo caso disatteso per mancanza appunto dell’elemento principale, ovvero del “popolo” dal momento che l’esistenza di quest’ultimo verrebbe riconosciuta dal principale consesso internazionale delle Nazioni, ovvero l’ONU.
A parte le contestazioni di insigni studiosi, ci pare corretto osservare che difficilmente questo riconoscimento, peraltro assai difficile dall’essere considerato inatteso, non possa presentare un presupposto per l’autoproclamazione di indipendenza sancite da altre minoranze in stati sovrani. Le prese di posizione di Solana e di tutti quegli stati europei che hanno riconosciuto il nuovo stato kosovaro, compreso il nostro paese, difficilmente reggerebbero di fronte al ripetersi di situazioni simili a quelle che hanno generato lo strappo di Pristina. Questa possibilità appare essere assai probabile nei paesi ex satelliti dell’ex impero sovietico, dove, dalla dissoluzione dell’URSS, si susseguono spinte centrifughe e secessioniste anche all’interno degli stati che sono nati dopo il 1989. Sarà interessante osservare come si evolverà la situazione in Kosovo nelle prossime settimane e se le rappresaglie serbe e le minacce russe potranno avere un peso reale. Di fatto, l’Unione Europea ancora una volta, lungi dall’essere un unico soggetto politico, è stata scavalcata dalle capitali che sempre più riottosamente lasciano spazi di intervento a Bruxelles. Di fronte a queste “difficili” gestioni di queste crisi, l’Unione Europea mostra ancora una volta la sua fragilità e la sua mancanza di unità.
FDL