domenica 10 febbraio 2008

Notizie dalle Nazioni Unite: Hans Blix e la ricerca della "Pistola fumante"

Una recensione di Recinto Internazionale sul volume dell'ex responsabile delle Nazioni Unite dell'Unmovic Hans Blix "Disarmare l'Iraq. La verità su tutte le menzogne" Giulio Einaudi Editore, Torino, 2004

1 commento:

Recinto Internazionale ha detto...

Alla ricerca della “pistola fumante”

Potrebbe essere il titolo di un nuovo romanzo con protagonista assoluto il Presidente degli Stati Uniti d’America, utilizzando la sua ormai famosa dichiarazione sulle armi di distruzione di massa irachene, ovvero sulla scoperta della “pistola fumante”.

Eppure, le vicende che si narrano in questo libro, non sono un romanzo ma un pezzo della recentissima storia delle nazioni vista da un punto di osservazione del tutto particolare, quello di Hans Blix, svedese, capo dell’Unmovic (Commissione di Monitoraggio, verifica ed ispezione delle Nazioni Unite per l’Iraq) che, nel suo libro “Disarmare l’Iraq”, racconta gli eventi che hanno portato al fallimento della diplomazia ed allo scoppio della seconda guerra del Golfo.

Il capo degli ispettori Onu ripercorre tutti i principali fatti che sono confluiti nella cacciata del Raìs di Baghdad, mettendo in evidenza le pressioni statunitensi, i doppi giochi di Saddam e dei responsabili dell’esercito iracheno, e, mentre si dipanano le strategie dei due principali antagonisti, USA ed Iraq, il complesso lavoro portato avanti dall’Unmovic, le riunioni al Palazzo di Vetro, i numerosi viaggi condotti fra le capitali europee e l’area di crisi, gli incontri con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan.
Sullo sfondo di questo complesso teatro strategico, si stagliano le figure dei principali esponenti dell’amministrazione Bush, da Wolfowitz, il superfalco vice segretario alla Difesa, al Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale Condoleeza Rice, al Vice Presidente Dick Cheney, fino alla controversa figura del Segretario di Stato Colin Powell da più parti definito come la “colomba” della prima Presidenza di George W. Bush.

Entrando nel vivo degli eventi e nella fase iniziale della crisi, sebbene la stampa internazionale abbia a più riprese ipotizzato pressioni da parte di Washington, si osserva come il lavoro degli ispettori abbia goduto di una sostanziale autonomia, aliena dai condizionamenti dell’amministrazione Bush che, in un primo momento, assume un atteggiamento di basso profilo. Anche l’ipotizzata ineluttabilità del conflitto, non trova riscontro nelle considerazioni del capo degli ispettori ONU. In altre parole, per Blix, gli Stati Uniti non avrebbero pianificato l’invasione prescindendo dall’intervento degli ispettori, ma avrebbero predisposto il dispositivo militare per esercitare pressioni sul regime di Saddam. Egli rimane convinto che “..l’eventualità dell’intervento armato e poi intrapreso fosse stata messa in conto, ma non irrevocabilmente predeterminata” .
Soltanto nell’imminenza dello scoppio della guerra Washington intensifica le pressioni sugli ispettori, mai per vie dirette e con i canali diplomatici, ma servendosi di stampa e TV.

L’”escalation” del conflitto, che si snoda lungo i mesi immediatamente successivi all’invasione USA dell’Afghanistan, conseguenza diretta dei fatti dell’11 settembre ed indirizzata alla distruzione della rete del terrorismo islamico guidato da Bin Laden, è dunque caratterizzata, in un primo momento, da un atteggiamento decisamente “attendista” da parte dell’amministrazione Bush. Washington deve convincere gli alleati europei della necessità e della legalità di una “guerra preventiva” e lavora alacremente con le leve della diplomazia per arrivare ad avere un ampio consenso all’invasione.

Gli Stati Uniti muovono le loro azioni partendo da alcuni presupposti a loro avviso oggettivi, cioè i risultati prodotti dal lavoro di intelligence che dimostrerebbero le ripetute violazioni della Risoluzione 687. Peraltro, le prese di posizione del governo iracheno durante la prima fase delle ispezioni, la successiva accettazione degli ispettori sul proprio territorio prima, le chiusure repentine manifestate in più occasioni poi, lasciano aperti anche numerosi interrogativi riguardanti l’efficacia dell’azione condotta dalle Nazioni Unite e del livello di ingerenza nelle questioni interne di un paese sovrano. Naturalmente, il ruolo degli ispettori non è quello di accettare acriticamente il lavoro condotto dai servizi di intelligence dei paesi alleati degli USA, bensì quello di verificare sul campo l’esistenza dei siti segnalati.
Da questo punto di vista, Blix può godere di una indubbia esperienza in materia, maturata grazie al precedente incarico ricoperto come direttore dell’IAEA (l’agenzia internazionale per l’energia atomica). Proprio grazie al lavoro svolto nel recente passato, egli rimane sempre molto prudente sulle conclusioni portate dagli USA e sottolinea alcuni elementi oggettivi che inducono forti dubbi sull’effettiva capacità offensiva del dispositivo militare iracheno. Per essere ancora più chiari, le dichiarazioni inerenti alla pericolosità del regime che, nel giro di pochi giorni potrebbe essere in grado di sferrare un potentissimo attacco batteriologico, se da un lato appaiono difficili da verificare, dall'altro risultano oggettivamente poco credibili. Questo in virtù del disarmo iracheno in atto dalla fine del 1991. In quella data, la capacità militare di cui disponeva l’Iraq era stata sensibilmente diminuita, in conseguenza di una serie di azioni condotte a livello multilaterale sotto l’ombrello ONU, ovvero le ispezioni condotte dall’IAEA, l’istituzione delle “no fly zones” e l’embargo votato contro l’Iraq nello stesso anno, con la già citata risoluzione 687 del 3 aprile.

Purtroppo, la mancata disponibilità del regime iracheno alle ispezioni manifestata in numerose occasioni, avrebbero indotto a ritenere o almeno a sospettare, che il regime avesse, periodicamente, tentato di dotarsi di nuove armi chimiche e batteriologiche.
Con l’andare dei mesi, le dichiarazioni dei vari esponenti dell’amministrazione USA si modificano, facendo trasparire sempre più, la necessità della guerra contro il regime di Saddam Hussein, fino al plateale discorso di Colin Powell alle Nazioni Unite, dove il capo della diplomazia USA afferma che l’Iraq si sarebbe dotato di armi di distruzione di massa, sulla base di prove fornite dai servizi di intelligence statunitensi. A questo punto nessun alleato avrebbe potuto negare l’evidenza con la diretta conseguenza che gli USA avrebbero potuto invadere l’Iraq per dimostrare al mondo che Baghdad nascondeva una vera e propria “pistola fumante”.

In questo complesso quadro ricco di colpi di scena, il capo degli ispettori ONU appare abbastanza convinto del fatto che una maggior disponibilità di tempo per le verifiche sul terreno, unitamente ad una maggiore apertura verso il governo iracheno, soprattutto alla luce degli ultimi passi avanti fatti dal regime, avrebbero lasciato maggior spazio prima di arrivare ad una decisione, quella della guerra, che, a prescindere dal contesto nel quale matura, non può mai essere priva di gravi conseguenze. Emergono anche alcune perplessità riguardo all’atteggiamento degli USA nel periodo in prossimità della scadenza dell’ultimatum.

Emblematico è il racconto di Blix riguardo alle diecimila pagine del rapporto presentato dal governo iracheno, su pressione delle Nazioni Unite, e sulla distruzione dei primi missili Al Samoud II. Considerate le aperture del regime ed i passi intrapresi per convincere la comunità internazionale, a detta del capo dell’UNMOVIC, sarebbe stato più opportuno concedere altro tempo. Ma proprio quando sembra ormai probabile la sospirata collaborazione irachena, il tempo a disposizione è inderogabilmente cessato: gli USA hanno perso la pazienza e la guerra diventa un fatto certo ed ineludibile.

L’accelerazione della crisi impressa dall’amministrazione Bush, causerà la più profonda spaccatura mai avvenuta fra gli USA e l’Europa, a partire dalla seconda guerra mondiale. Oggi, i governi della Merkel e di Sarkozy hanno sfumato i toni di una polemica che è durata quasi quattro anni durante i quali la frattura sembrava difficile da ricomporre.

Qual'è il messaggio che ci dà la lettura di questo volume? Innanzi tutto alcune considerazioni: la guerra è stata intrapresa e si è conclusa con una dichiarazione di vittoria dopo neppure un mese. Da un punto di vista strettamente militare, se il conflitto può essere considerato come una processione vittoriosa verso l’annientamento del regime di Saddam, gli Stati Uniti non hanno messo in conto, o non hanno voluto farlo, il dopo guerra e la necessità di preparare un piano d’uscita da quello che sembra ormai diventato il “pantano iracheno”. Come dimostrano i fatti più recenti, gli Stati Uniti hanno vinto la guerra ma non hanno ancora saputo vincere la pace. Quanto poi al “casus belli”, anche a dispetto dei recenti sviluppi del conflitto sul terreno, appare sempre più infondato: nessuna “pistola fumante” è ancora emersa dai palazzi di Saddam, dai ministeri, dalle moschee, dagli ospedali, dalle città del “triangolo sunnita”.
Appaiono infine anche infondati i rapporti con l’organizzazione terroristica di Bin Laden ed il regime di Saddam che, nell’imminenza del conflitto, erano stati portati anch’essi al giudizio dell’opinione pubblica internazionale come ulteriore aggravante alla minaccia rappresentata dal leader iracheno. Se si considerano i presupposti, è sempre più difficile trovare una giustificazione a questa guerra.

Al caos iracheno si è aggiunto il caos delle posizioni assunte dagli alleati USA, con una profonda spaccatura all’interno dell’Unione Europea che probabilmente ancora oggi non è stata totalmente ricomposta. La mancata accettazione, da parte del Consiglio di Sicurezza, della guerra angloamericana all’Iraq, ha prodotto delle contrapposizioni che dovranno essere ricomposte proprio dal maggior propugnatore della guerra preventiva, il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, giunto al secondo mandato.

Alla fine, nonostante tutto questo, l’ONU è uscita rafforzata dalla crisi irachena. Infatti, secondo Blix, è difficile pensare a cosa sarebbe potuto accadere alle Nazioni Unite qualora “il Consiglio di sicurezza dell’ONU avesse autorizzato l’intervento armato e l’occupazione per poi scoprire che in Iraq non c’erano armi proibite”.
FDL

Hans Blix “Disarmare l’Iraq. La verità su tutte le menzogne”, Giulio Einaudi Editore, collana “Gli Struzzi”, Torino, 2004