domenica 6 marzo 2011

2 marzo 2011. Gli ottant'anni di Gorbaciov.

Apprendiamo dalle pagine di Repubblica, con un bell’articolo di Fiammetta Cucurnia che Gorbaciov ha compiuto, il due marzo scorso, ottant’anni. I più giovani non sanno forse chi è Gorbaciov o che cosa è stato. Di Francesco Della Lunga

2 commenti:

Recinto Internazionale ha detto...

Che cosa ha realmente rappresentato per la nostra generazione Michail Sergevic Gorbaciov che oggi ha superato la soglia dei quarant'anni? La sensazione che ci faceva, quando i TG nazionali mandavano le immagini di questo leader sovietico era che fosse una persona diversa da quelli che i TG ufficiali ci mostravano dei suoi predecessori. Pareva un uomo vero insomma, non un dinosauro imbalsamato che guardava ieraticamente il nulla davanti alla piazza Rossa, sotto la neve cadente, durante l'ennesima parata militare. Traspariva dalle parole che la stampa occidentale trasmetteva, una sincera volontà di cambiamento. In occidente avremmo appreso tutti quanti il significato di "glasnost" e di "perestrojka". I tentativi di riformare il comunismo sovietico dall'interno, senza abbatterlo, avrebbero portato l'ultimo segretario del PCUS alla rottura con l'establishment, ed anche questo era percepibile, anche da chi, come noi, aveva appena una quindicina d'anni. Eravamo comunque alla vigilia di grandi cambiamenti, il vento era cambiato, la percezione di un futuro meno incerto e meno conflittuale si avvertiva. Per chi era fieramente anticomunista, si trattava già di pregustare il sapore inebriante della vittoria ideologica. In quegli anni si parlava di disarmo. Le parole che spesso si sentivano ai TG e sulla stampa erano: Opzione Zero, Euromissili, disarmo nucleare, riduzione delle testate convenzionali ed atomiche, summit, TNP, Trattato di Non Proliferazione. E poi, con l'avvento di Reagan e della sua guerra senza quartiere all'"Impero del Male" anche di "Guerre Stellari". Gli Shuttle ed i primi moduli costruiti dagli americani apparivano da un lato la vittoria definitiva nella conquista dello spazio e la conquista della supremazia tecnologica, mentre da Mosca si conduceva un gioco ancora legato a regole appartenute agli strascichi della Seconda Guerra mondiale, come il tentativo continuo di avventurarsi in guerre convenzionali, come in Afghanistan, per allargare le aree di influenza in cui le due superpotenze esercitavano il loro predominio e perpetuavano la loro irrisolta contesa. Tutti gli scacchieri geopolitici erano occupati da questa sfida, ma si avvertiva che presto sarebbe arrivata alla fine. Anche Gorbaciov probabilmente lo aveva percepito. Ci pare di aver letto in seguito che egli avrebbe avuto la sincera convinzione che le cose in URSS avrebbero dovuto cambiare, che avrebbe dovuto favorire l'apertura verso l'Occidente, che alcuni spazi di libertà avrebbero dovuto essere riconosciuti. Ma le prime timide aperture di Gorby avrebbero poi provocato il cedimento della diga e la fuoriuscita del malcontento, fino al crollo definitivo. All'inizio dell'89 i cedimenti del regime sovietico si fecero sempre più insistenti. Un numero sempre più grande di profughi dalla Germania Est riusci a penetrare in Austria ed arrivare così ad Ovest. (Segue commento successivo) - Francesco Della Lunga

Recinto Internazionale ha detto...

La Germania Est non riusciva a controllare i fuoriusciti, questo movimento nel giro di pochi mesi prese il sopravvento e per i gerarchi di Berlino Est non ci fu più storia. Ad ottobre il muro sarebbe crollato inaspettatamente, il mondo sarebbe rimasto attonito di fronte alle immagini che vedevano i tedeschi salire sul muro che li aveva divisi per più di vent'anni ed a demolirlo. Un brivido di speranza misto ad incredulità si sprigionò dalle vecchie capitali dell'Europa libera. Ma la figura di Gorbaciov rimase per i più controversa. Era difficile riuscire a capire fino a che punto avrebbe portato avanti il disegno di riforma di quella che ormai era diventata l'ex Unione Sovietica. Il regime sarebbe crollato di lì a poco. Le statue di Lenin e Stalin rovesciate, i nomi di molte città sovietiche sarebbero cambiati di li a poco per riprendere quelli del tempo dello Zar. Stalingrado e Leningrado sarebbero scomparse dagli atlanti geografici per riprendere il nome di San Pietroburgo (Leningrado) e Volgograd (Stalingrado). Il leader sovietico tentò di controllare le forze armate e gli oppositori interni, ma anche coloro che si stavano affacciando sulla scena politica come i nuovi leader, coloro che avevano combattuto contro i comunisti, pur provenendo dalle loro file. Yeltsin sconfisse Gorbaciov sopra un carro armato sulla piazza del Parlamento dopo che quest'ultimo era stato bombardato dai militari in un drammatico scontro. Da allora Gorbaciov avrebbe preso la strada del declino politico e lasciato il campo ad altri. Yeltsin avrebbe governato per circa dieci anni, poi sarebbe arrivato il tempo di Putin, di Medvedev e quindi ancora di Putin, fino ai giorni nostri. Nel frattempo l'Europa sarebbe diventata irriconoscibile. Le frontiere, quelle barriere che ci intimorivano tutte le volte che arrivavamo ad un confine nazionale, sarebbero definitivamente scomparse. I simboli della vecchia guerra mondiale sarebbero scomparsi lentamente. L'Europa sarebbe diventata una realtà economica importante, anche se con enormi difficoltà politiche, ma si percepiva, negli anni Novanta, il sogno di chi aveva lottato tutta la vita per realizzarla. A noi sembrava una cosa bellissima. Il continente intero pareva pervaso da una strana voglia di fare. Alcuni paesi europei, rimasti indietro a causa di un irrisolto conflitto con la loro storia, avrebbero vissuto quello che, pensiamo, avevano vissuto i nostri genitori: l'ascesa economica, l'avvento della classe media sulla ribalta sociale, l'abbandono della vita contadina. La Spagna si avvicinava velocemente agli altri paesi leader d'Europa, il Portogallo pure, la Grecia lo stesso. Nel frattempo Gorbaciov, fuori dalla vita politica avrebbe conosciuto onori da tutto il mondo, mentre sarebbe stato osteggiato fortemente in patria. La fiducia che aveva abbracciato i vincitori e l'Europa tutta negli anni Novanta sarebbe presto evaporata in un periodo privo di speranza, una lunga stagnazione economica, il declino delle classi politiche interne e dei partiti politici storici. Il capitalismo aveva trionfato, ma non altrettanto le relazioni sociali e l'etica pubblica. L'Occidente, non ha comunque mai dimenticato Gorbaciov. Forse oggi si sono ricordati di lui anche in patria. A prescindere dai giudizi di valore, egli avrebbe scritto per sempre il suo nome in una delle pagine indistruttibili della Storia dell'uomo. - Francesco Della Lunga