domenica 9 marzo 2008

Viaggio in Africa. Alla ricerca del passato ed alla scoperta di un paese unico: l'Etiopia

I racconti del Professor Dire Dawa
Numero 1 -
Recinto Internazionale da oggi pubblica alcuni saggi e racconti del Prof. Dire Dawa sull'Etiopia. E' un modo per offrire uno spaccato affascinante di questa terra, affrontando il recente passato, dalla presenza italiana alla caduta del Negus, fino al recente governo di Meles Zenawi. Parleremo anche dei legami antichi di questo popolo con la religione cristiana ortodossa e delle sue perle: Gondar, la città dei castelli, Bahir Dar, la porta sul lago Tana, la misteriosa Axum ed il tempio della cristianità ortodossa etiope, Lalibela.
Seguite questo nuovo approfondimento di RI alla scoperta dell'Etiopia.

1 commento:

Recinto Internazionale ha detto...

Numero 1 - Inizia oggi la collaborazione fra Recinto Internazionale e la grande firma etiope Prof. Dire Dawa. Recinto Internazionale l’ha intervistato per i propri lettori.

- RI: Professor Dire Dawa, benvenuto in Recinto Internazionale. Di cosa parlerà ai nostri lettori?
- DD: fondamentalmente vorrei intrattenere i lettori sulle vicende del Corno d’Africa, dal quale provengo. Nonostante siano passato molti anni dalla presenza degli italiani in questo lembo d’Africa, rimane intatto l’interesse del vostro paese per le nostre vicende. Ed è per questo che avrò il piacere di informarvi su quanto avviene di questi tempi fra Addis Abeba ed Asmara. Su Mogadiscio la situazione è ancora più mobile, ma anche su questo cercheremo di tenervi informati, nei limiti che la situazione attuale ci consente. In certi casi infatti abbiamo difficoltà nel verificare le fonti. La situazione sul territorio somalo è ancora molto difficile da decifrare e gli interlocutori istituzionali non sono sempre affidabili. Il dott. Dembi Dollo è il nostro riferimento sul campo. Faremo del nostro meglio e speriamo che i vostri lettori non abbiano a lamentarsi troppo.
- RI: Lei viene appunto da Dire Dawa. Ma dove si trova esattamente?
- DD: Dire Dawa è vicino ad Harar, la città fortificata. La trova facilmente: basta prendere una mappa dell’Etiopia e la trova proprio sulla linea ferroviaria che unisce la capitale al porto di Djibuti. Diciamo a metà strada fra Addis e Djibuti, per l’appunto. La linea ferroviaria, costruita alla fine dell’Ottocento dai francesi, è attualmente funzionante. Le consiglio vivamente un viaggio su quella linea, appena ne avrà la possibilità perché così potrà realmente entrare in contatto con le nostre etnie che vivono in quelle terre. E vedrà che l’Etiopia è un paese bellissimo.
- RI: Ma gli italiani erano stati a Dire Dawa?
- DD: Altro ché. Certo che erano stati a Dire Dawa. E c’è rimasto anche un cimitero militare italiano, con oltre 750 caduti. Era una delle città in cui il disegno fascista avrebbe dovuto prendere piede, con uno sviluppo intenso. Tutto questo era dovuto al fatto che già c’era una ferrovia e la città era vicina al porto di Djibuti. La vostra guida della Consociazione Turistica Italiana, ormai un cimelio per bibliofili, la metteva al centro delle rotte commerciali. Naturalmente anche dopo la cacciata degli italiani la città ha potuto emergere nel contesto etiope. Oggi è una città autonoma, con uno status simile a quello della capitale.
- RI: Che cosa è rimasto oggi del disegno italiano?
- DD: direi nulla. Ma nonostante una fugace apparizione, assai dolorosa per il mio popolo per i morti che ha provocato, gli italiani hanno lasciato qualcosa al popolo etiope: strade ed abitazioni. In alcune città dell’Etiopia le case in muratura sono ancora quelle lasciate dagli italiani. E noi non abbiamo toccato nulla, perché gli etiopi sono un popolo che non serba rancore. Se andate a Gondar noterete che la piazza principale del paese, che si affaccia di fronte al Recinto Imperiale, è rimasta quella di sessant’anni fa. Oggi però non rimane molto del passato coloniale. Ma la ragione è dovuta non solo a vicende storiche come la sconfitta nella seconda guerra mondiale, ma anche dalle scelte di politica estera fatte dal vostro paese successivamente. Rimane una piccola comunità di italiani per lo più stanziata nella capitale.
- RI: Qual è la posizione attuale di Addis Abeba rispetto alle potenze internazionali?
- DD: Il presidente Zenawi è oggi il principale alleato degli Stati Uniti nel Corno d’Africa. Ma questa alleanza, che dura da qualche anno ormai, non ha impedito la ripresa del conflitto con l’Eritrea e neppure ci ha messi al riparo dalla disgregazione somala. Inoltre facciamo i conti con una situazione economica ancora difficile. La presenza dell’Unione Africana nel nostro paese, con la sua sede ad Addis Abeba, ci dà comunque quella visibilità che è necessaria per far crescere il paese in un contesto di stabilità e di pace. Purtroppo fintantoché non risolveremo i problemi con i nostri vicini, lo sviluppo del nostro paese sarà ancora vincolato alle spese militari. Poi abbiamo altri problemi, di natura interna, che contribuiscono a rendere il quadro politico assai difficile. La tensione successiva ai tumulti scoppiati dopo le ultime elezioni presidenziali del 2004 non si è ancora affievolita. Dovremo ancora lavorare molto prima di arrivare ad una stabilità interna ed internazionale, per quanto ci riguarda, che sia duratura.
- RI: oggi possiamo dire che il colonialismo italiano è stata una parentesi abbastanza fugace, apertasi proprio quando le grandi potenze europee iniziavano a guardare con preoccupazione il declino dei loro imperi. Il colonialismo italiano è nato prima di tutto come una necessità politica, una necessità di prestigio internazionale, da tradursi in una visibilità o un maggior peso al tavolo delle potenze del tempo. Solo alla fine dell’Ottocento la colonizzazione italiana in Eritrea ha preso una piega diversa, diventando un disegno più strutturato e solido, accompagnato da maggiori finanziamenti e minori polemiche, con il governatorato di Ferdinando Martini in Eritrea. Poi si è tornati a pensare all’Etiopia, alla rivincita di Adua, al congiungimento del Mar Rosso con l’Oceano Indiano, saldando l’Eritrea e la Somalia con la presa di Addis Abeba, nel tentativo di creare un grande impero coloniale e di reperire le ricchezze che si pensavano in abbondanza sui grandi altopiani. Con il Professor Dire Dawa, approfondiremo in varie puntate questi temi, sperando di trovare il consenso dei nostri lettori.