domenica 20 gennaio 2008

Notizie dal Vaticano: E’ Nicolàs il papa nero – Un ponte verso l’Asia

QN domenica 20 gennaio 2008

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Recinto Internazionale ha detto...

Nei giorni scorsi lo spagnolo Adolfo Nicolàs è stato nominato 29° Superiore generale della Compagnia di Gesù (gesuiti), che oggi conta circa 20 mila religiosi presenti in 112 paesi. Dopo quattro giorni di scambio di opinioni tra i 217 grandi elettori, ci sono volute solo due votazioni a scrutinio segreto per eleggere il nuovo papa nero. Il Superiore generale dei gesuiti è infatti così soprannominato, non solo perché indossa una semplice veste sacerdotale nera, ma principalmente perché la sua nomina è a vita, sebbene il suo predecessore, l’olandese Peter-Hans Kolvenbach, sia durato in carica per 25 anni per poi dimettersi, caso eccezionale, per motivi di salute. La nomina di Nicolàs è stata poi approvata, come vuole il quarto voto di obbedienza, da Papa Benedetto XVI.
L’importanza di questa elezione risiede nel fatto che i gesuiti rappresentano da sempre una Chiesa nella Chiesa, pur essendo sempre obbedienti al Papa sebbene con proprie e riconosciute autonomie. I gesuiti sono presenti in tutti e cinque i continenti, svolgono una diffusa attività missionaria e di evangelizzazione oltre ad essere impegnati nella formazione dei giovani di tutto il mondo.
Nicolàs, 71 anni, ha trascorso metà della sua vita in Asia, che la Chiesa Romana vede come il continente del Terzo Millennio, dove il cristianesimo può crescere per compensare la distrazione dell’Occidente verso la religione. Visione questa che molti interpretano come l’apertura della Chiesa di Roma, in futuro, ad una propria guida meno europea. Il Papa Benedetto XVI, aveva così auspicato nei suoi “desiderata” suggeriti ai grandi elettori gesuiti, che la scelta cadesse su una persona capace di restaurare il “sensus Ecclesiae” e fedeltà nel “promuovere la vera e santa dottrina cattolica” e di dialogo fra le varie religioni. Nicolàs sembra interpretare bene il ruolo di operatore di inter-culturazione , indicato infatti “quale uomo aperto che ha lavorato a contatto con altre culture cercando nuove strade in un mondo in cui il cattolicesimo e in forte minoranza”, come ha indicato Juan Luis Orozco, il Provinciale dei gesuiti messicani.
RDF