mercoledì 6 marzo 2013

La debolezza militare dell’Europa


(fonte: Style-Corriere della Sera)

Ernesto Galli Della Loggia, in un suo articolo sull’ultimo numero del mensile Style (in abbinamento al Corriere della Sera), riporta alcune notizie interessanti riguardo la riduzione delle spese militari nei paesi europei. Ad esempio, il Capo di Stato Maggiore svedese, Sverker Goranson, ha denunciato che se la Svezia subisse un attacco convenzionale, le forze armate svedesi potrebbero sostenere il confronto militare per non oltre una settimana, e questo sarebbe dovuto al fatto che il bilancio della difesa della Svezia si è ridotto del 50% negli ultimi 15 anni, tanto da ipotizzare che Stoccolma possa perfino dover rinunciare ad una delle tre forze armate.
Altri dati curiosi. In Europa solo la Gran Bretagna e la disastrata (economicamente) Grecia (dopo gli USA e il paese NATO con il più alto bilancio militare rispetto al proprio PIL)  spendono il  2% del proprio PIL per la difesa (l’Italia spende l’0,80%), percentuale richiesta dagli USA perchè non ricadesse, sempre e solo sugli statunitensi, l’onere della “difesa” dell’Occidente (nella “sua” guerra in Mali, la Francia ha dovuto chiedere aiuto all’Italia per alcuni veicoli per trasportare le truppe perché non poteva disporne più di propri). L’Europa sta perdendo terreno anche nell’industria degli armamenti, a vantaggio degli USA. Il Vecchio Continente ancor più che nel passato rischia di dover dipendere per la propria difesa esclusivamente dagli USA. Unica realtà dinamica in Europa in campo di armamenti è la Germania. L’industria tedesca di armamenti impiega circa 80.000 persone e Berlino è la terza esportatrice di armi al mondo, dopo Usa e Russia. Infatti, negli ultimi anni i governi tedeschi, abbandonando i complessi passati del secondo conflitto armato,hanno dato il via libera alle esportazioni militari per 10 miliardi di euro. Nel frattempo l’UE non ha una politica estera ed un esercito comunitario…
RDF