domenica 1 febbraio 2009

Nuove tensioni tra USA e Cina

Subito dopo l’insediamento dell’amministrazione Obama, la Cina si è fatta sentire ufficialmente, criticando le dichiarazioni di alcuni membri della nuova leadership statunitense che avevano chiesto a Pechino più rispetto per le regole di politica economica internazionale.

A cura di Roberto Di Ferdinando

1 commento:

Roberto ha detto...

Negli ultimi giorni è salita la tensione tra gli Stati Uniti e la Cina. Infatti Pechino non ha aspettato che si calmasse il clamore internazionale per l’insediamento del neo presidente americano, Barack Obama, per richiamare la nuova amministrazione ad operare senza strappi e critiche. Il governo cinese si riferiva infatti alle dichiarazioni del neo Segreterio del Tesoro statunitense, Timothy Geither, rilasciate nella sede istituzionale delle audizioni della Commissione Finanze del Senato, in cui aveva accusato la Cina di “manipolare le quotazioni dello yuan per ottenere scorrettamente vantaggi commerciali”. Sulla base di queste accuse, Washington potrebbe avviare l’iter per applicare alla Cina, sulla base di una legge del 1988, barriere tariffarie. Prima di oggi gli USA avevano sempre auspicato una modifica del cambio della moneta cinese, ma mai si erano spinti ad una dichiarazione così aperta e forte e da parte di un autorevole membro del governo. Inevitabile, è stata così la riposta cinese. Il ministro degli Esteri di Pechino, Yang Jiechi, infatti ha telefonato al segretario di Stato USA, Hillary Clinton, invitandola a gestire, con diplomazia, alcuni temi sensibili e delicati per il buon rapporto tra i due paesi. La Cina ha, difatti, velatamente minacciato, come ripercussione, il ritiro di propri investimenti dal mercato finanziario statunitense. La Cina infatti da alcuni anni è il primo sottoscrittore al mondo di Buoni del Tesoro USA, ma da alcuni giorni avrebbe auspicato di differenziare il proprio impegno, ed impiegare, parte delle proprie risorse, verso l’economia interna che necessità di un rilancio. Gli USA vedono preoccupati tale disimpegno cinese dai propri mercati, anzi, avrebbero bisogno, per dare slancio alla propria economia, che Pechino aumentasse l’acquisto di Treasury. Quindi l’uscita del segretario del Tesoro è stata percepita anche come una sorta di minaccia della nuova amministrazione alla Cina: se diminuite gli investimenti in America, aumenteremo le barriere doganali rendendo più difficile l’accesso di prodotti cinesi nel mercato americano che rappresenta il primo mercato per le merci cinesi.
La comunità finanziaria internazionale guarda con un certo timore a questa vicenda, infatti da una parte ci sono gli USA con un grande deficit ed il rischio di una caduta del dollaro, dall’altra una Cina economicamente depressa e con scarse risorse, il tutto in una situazione di crisi economica mondiale.
RDF