lunedì 22 settembre 2008

Notizie dal Sud America: la Russia nel continente latino

a cura di Roberto Di Ferdinando

2 commenti:

Roberto ha detto...

I rapporti tra sud e nord nel Continente Americano si stanno avvelenando. Infatti la settimana scorsa la Bolivia ed il Venezuela hanno espulso dai propri paesi, quale persone non gradite, i rappresentanti diplomatici statunitensi; ovviamente Washington ha risposto con la stessa moneta, cacciando gli ambasciatori dei due paesi latino-americani e congelando conti boliviani e venezuelani in territorio USA.
La causa della crisi sarebbe, secondo l’accusa del presidente boliviano Evo Morales, il comportamento scorretto assunto dall’ambasciatore americano a La Paz, il quale, sempre secondo le fonti boliviani, avrebbe incontrato e favorito, fino a promettere aiuti governativi statunitensi, l’opposizione al presidente boliviano. Morales infatti in queste settimane è al centro di forte critiche nel suo paese, a causa degli scontri, nelle cinque province ricche di risorse naturali, tra contadini sostenitori del governo ed autonomisti del Comitato civico. Le forze di polizia e militari stanno reprimendo con la violenza la protesta autonomista. Gli autonomisti criticano a Morales la nazionalizzazione di imprese e risorse, e la promulgazione di una nuova Costituzione di stampo social-populista. La mossa boliviana anti-americana ha trovato subito l’appoggio di Chàvez, anch’esso allineato nell’espulsione dei diplomatici americani dal suolo venezuelano e che ha minacciato inoltre di interrompere la fornitura di petrolio agli odiati yankee. Ma ciò che sorprende gli analisti internazionale è il fatto che anche il Brasile di Lula e l’Argentina di Cristina Kirchner abbiano appoggiato i loro colleghi contro l’amministrazione Bush. L’amministrazione Bush sembra però non dare molto peso, ormai abituata, alle isteriche reazioni di Chàvez, ciò che invece preoccupa il governo statunitense è la sempre più ampia presenza, anche militare, nella regione della Russia, che, approfittando dello scontro con gli Stati Uniti, ha trovato buoni partner commerciali e politici nelle neo democrazie (sebbene non tutte puramente democratiche) latino-americane. Infatti due bombardieri russi supersonici Tupolev 160 – gli aerei da guerra più grandi al mondo, capaci di trasportare 24 testate nucleari a due volte la velocità del suono, sono infatti atterrati nella settimana scora nella base militare di Libertador, in Venezuela. Su invito di Chàvez, nei prossimi mesi Russia e Venezuela effettueranno esercitazioni militari congiunte, con l’arrivo nelle acque caraibiche ed atlantiche di quattro navi militari e numerosi caccia russi. Stessi caccia e navi che anche Cuba si è dimostrata pronta ad ospitare.
RDF

Francesco ha detto...

E' molto difficile immaginare il movimento dei paesi latinoamericani nei prossimi anni. Tuttavia, rispetto a quanto viene riportato nel commento, pare abbastanza evidente che i paesi del Sudamerica stiano cercando un anelito o un sussulto di indipendenza, quanto reale o no è da vedersi, rispetto al grande e potente vicino, gli Stati Uniti che hanno sempre ritenuto, fin dai primi presidenti come Lincoln, che il Sudamerica fosse il "giardino di casa". Non c'è dubbio che in questa fase storica nei paesi latinoamericani ci sia una prevalenza di governi di sinistra. Il Brasile, che è la più grande potenza economica continentale, vede al secondo mandato la presidenza di Lula. La Bolivia ha avuto Evo Morales, con un governo anch'esso di sinistra. Il Venezuela da tempo è governato dal Caudillo Rosso. Il Cile è in area socialista da un pò di tempo, con la presidenza della signora Bachelet. L'Argentina non si può annoverare fra i paesi di sinistra, ma non stupisce che anche la Kirchner si sia avvicinata alle posizioni dei paesi vicini, non fosse altro per non rimanere emarginata. Il periodo pare anche propizio per delle rivendicazioni autonomiste che generalmente si estrinsecano e/o si sono estrinsecate con programmi di nazionalizzazione, assai osteggiati da Washington. L'imminente avvento della nuova presidenza americana, che molti vorrebbero nei panni di Obama, favorisce certamente un certo movimentismo dei paesi latinoamericani. In tutto questo si inserisce, con una certa rapidità, la mossa russa di avvicinarsi a questi paesi, nel tentativo di rendere pan per focaccia a quello che gli americani stanno facendo ai confini russi, come i recenti sviluppi nella situazione georgiana hanno dimostrato. Gli Stati Uniti non sembrano impressionati dalla nuova politica muscolare di Putin, probabilmente la loro conoscenza delle mosse che si generano nelle stanze del Cremlino non incutono particolari timori. Non c'è dubbio però che i "latinos", in questa situazione, sono in grado di generare disturbi alle tradizionali politiche statunitensi volte ad impedire l'avvento di governi di sinistra nel loro "giardino di casa".
Francesco Della Lunga