domenica 11 novembre 2007

Notizie dagli Stati Uniti - I servizi segreti appaltati ai privati

Su Internazionale n. 708 è stato pubblicato, tradotto in italiano, un articolo di R.J. Hillouse, edito, in origine, sullo statunitense The Nation.
L’articolo denuncia che: “Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti si affidano a società esterne. Che così hanno accesso ai documenti più delicati sulla sicurezza nazionale”.

3 commenti:

Otrebor ha detto...

I servizi segreti appaltati ai privati
Su Internazionale n. 708 è stato pubblicato, tradotto in italiano, un articolo di R.J. Hillouse, edito, in origine, sullo statunitense The Nation.
L’articolo denuncia che: “Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti si affidano a società esterne. Che così hanno accesso ai documenti più delicati sulla sicurezza nazionale”.

Non è una novità che gli ambienti politici statunitensi ricorrano sempre più ai privati anche per la gestione della cosa pubblica. Non dimentichiamoci, ad esempio, che i recenti conflitti in Afghanistan ed Iraq sono stati sostenuti dalle truppe statunitensi con l’appoggio anche di reparti militari privati, gli antichi mercenari. Ma l’autore dell’articolo si chiede se sia opportuno che sia gestita da corporation private anche l’acquisizione di informazioni essenziali per la sicurezza nazionale degli U.S.A. Hillhouse difatti ricorda che molte informative poste ogni mattina all’attenzione dei vertici militari e della sicurezza nazionale statunitensi, e perfino quelle che giungono sul tavolo del Presidente Bush, siano redatte da agenzie private di intelligence collegate con contratti commerciale ai vari Ministeri di Difesa e degli Interni americani. Non solo, è delegata a tali supporti privati anche l’acquisizione sul campo delle informazioni di intelligence.
Il tema della sicurezza, raccolta ed analisi di una enorme mole di informazioni, è oggi essenziale nella lotta al terrorismo. Il ricorrere ad agenzie di intelligence private non è detto che peggiori il servizio o che possa abbassare i livelli di sicurezza nazionale. Il rischio è che si possano creare informative volutamente alterate per spingere, chi dovrà prendere decisioni politiche e militari, a scegliere una strategia, non per perseguire l’interesse nazionale, ma principalmente per favorire gli interessi di alcune multinazionali, quelle multinazionale che di fatto controllano in maniera diretta od indiretta molte delle agenzie di intelligence e che proprio da quelle strategie trarrebbero interessi economici. Non solo, vi è inoltre la possibilità che le agenzie private, seppur collaborando per la stessa amministrazione, possano, in quanto soggette alle regole del mercato, entrare in concorrenza tra loro e quindi in conflitto, distraendo gli sforzi per la sicurezza nazionale. Infine è corretto che i segreti di stato possano passare per le mani di agenzie e soggetti non statali?
RDF

Otrebor ha detto...

Caro Roberto, la questione è assai dirimente per una democrazia. Mi viene infatti in mente un caso recente, tutto italiano, che potrebbe in qualche modo avvicinarsi a quanto pare essere in voga negli Stati Uniti. Il caso Telecom scoppiato l'anno scorso, il caso Tavaroli effettivamente potrebbe essere accostato alla situazione statunitense. Infatti, se le indagini in corso lo dovessero confermare, pare che la Telecom avesse costituito un'agenzia parallela a quelle "ufficiali", dei servizi, intendo, che svolgeva delle indagini al di là di ogni controllo politico. Evidentemente anche il nostro paese si è da tempo incamminato, più o meno consapevolmente, verso emulazioni a volte involontarie, a volte ricercate, della politica dell'ultima Grande Potenza rimasta sul pianeta. Sicuramente l'appalto a terzi di attività che intervengono pesantemente nella vita privata dei cittadini senza un controllo politico è assai pericolosa per qualunque democrazia che ambisca ancora a definirsi tale. FDL

Otrebor ha detto...

In Italia la vicenda Telecon nasce però dal fatto che un privato ha creato una propria agenzia di intelligence per curare o difendere i propri interessi e si è avvalso per tale operazione, se non vado sbagliando, di alcuni membri dei servizi segreti nazionali. Da accertare se i servizi segreti italiani fossero a conoscenza di questa collaborazione. Da quanto è trapelato ad oggi sembra che le istituzioni di intelligence italiane non fossero coinvolte, non ci fosse un contratto od accordo di
collaborazione, ad oggi infatti in Italia non si è delegata a terzi l'attività di intelligence. Ovviamente è opportuno che i servizi vigilino anche sui propri membri, ma il fatto che oggi il caso Telecom sia stato denunciato evidenzia che i nostri servizi sono sani.
RDF