sabato 18 ottobre 2008

Notizie dall’Europa: la Russia in aiuto dell’Islanda

La crisi finanziaria internazionale e le ripercussioni nei rapporti tra Oriente ed Occidente nel Vecchio Continente, una nuova Guerra Fredda?
A cura di Roberto Di Ferdinando

1 commento:

Roberto ha detto...

Nei giorni scorsi i rappresentanti del governo islandese si sono recati a Mosca per ottenere garanzie su un prestito finanziario divenuto adesso fondamentale per la sopravvivenza economica dell’isola atlantica. Infatti le banche islandesi, che negli anni passati si erano indirizzate in spregiudicati investimenti finanziari, in particolare in Nord America da cui si è propagata l’attuale crisi dei mutui, stanno pian piano fallendo; determinando infatti un indebitamento del paese di circa tre volte il proprio PIL. Indispensabile a questo punto, per garantire i risparmiatori islandesi, è stata la richiesta ufficiale di Reykijavik all’Europa per ottenere prestiti. I governi dell’UE hanno espresso una formale solidarietà all’Islanda, hanno dichiarato ottimi intenti, ma questi diplomatici gesti non sono stati seguiti da fatti concreti; non a caso le capitali europee si trovano anch’esse ad affrontare l’emergenza finanziaria senza una grande disponibilità di risorse. Di fronte alle incertezze dell’Europa comunitaria, l’Islanda così si è rivolta alla Russia che, ricca dei proventi ricavati negli ultimi anni dalla vendita delle energie naturali e con riserve monetarie di circa 700 miliardi di dollari, la settimana scorsa ha concesso a Reykijavik un prestito di oltre 4 miliari di dollari mentre altrettanti dovrebbero giungere a breve. La notizia dell’aiuto russo, se da una parte ha tranquillizzato la politica europea, allontanando difatti lo spettro del fallimento del paese nordico che avrebbe potuto avere anche delle conseguenze nefaste per la finanza europea, dall’altra parte ha spinto molti analisti internazionali ad interpretare negativamente, sul piano degli equilibri continentali ed extracontinentali, la mossa russa. Il prestito di Mosca rientrerebbe difatti nel nuovo corso che il premier Mevedev ha voluto dare alla politica estera della “Grande Madre Russia”, una politica estera caratterizzata da dinamismo e protagonismo in campo diplomatico, militare e finanziario, e pronta a contrastare colpo su colpo il tentativo di espansione statunitense ed occidentale nelle regioni caucasiche, da sempre invece Mare Nostrum del Cremlino. Il prestito all’Islanda è stato quindi visto come il tentativo di Mosca di insidiare l’unanimità all’interno della NATO che prossimamente dovrà votare, necessariamente all’unanimità, sull’ingresso nell’organizzazione atlantica delle repubblica caucasiche di Ucraina e Georgia. Molti quindi si chiedono se Reykijavik continuerà ad essere il fedele alleato atlantico oppure, memore del generoso aiuto russo, avanzerà dei dubbi sull’apertura ad est della NATO e di fatto bloccandola. Non solo, alcuni anni fa gli USA chiusero la base di sottomarini nucleari in Islanda, ritenendo che la loro presenza fosse necessaria in altre regioni del mondo, più a est, nel continente asiatico, per affrontare le nuove minacce: terrorismo internazionale, Iran e Cina. Adesso, con la base libera, l’Islanda, a parziale riconoscimento del prestito russo, potrebbe ospitare nella stessa base i sottomarini russi che nelle settimane scorse si sono già mossi per raggiungere, quali graditi ospiti, le coste cubane e venezuelane.
RDF