venerdì 22 agosto 2008

Notizie dall’Europa: la Francia chiede scusa per Maria Antonietta

a cura di Roberto Di Ferdinando

4 commenti:

Roberto ha detto...

Nel luglio scorso il ministro francese degli Esteri e degli Affari europei, Bernard Kouchner, si è recato in visita ufficiale a Vienna. L’incontro, che rientra nei consueti rapporti diplomatici tra buoni amici e vicini, non ha prodotto storici risultati ed accordi, ma passerà certamente alla storia, in quanto il ministro del governo Sarkozy, dinanzi al ministro austriaco degli Esteri, Ursula Plassnik, ha ufficialmente chiesto scusa ai viennesi per un fatto accaduto il 16 ottobre 1793 e di cui si sono resi responsabili i francesi. In quel giorno di due secoli fa infatti i rivoluzionari decapitarono la regina di Francia, Maria Antonietta, moglie e, da qualche mese, vedova di Luigi XVI, anch’esso ucciso tramite il patibolo. Maria Antonietta era un’Asburgo-Lorena, un’austriaca, ed ecco le ragioni delle scuse ufficiali francesi. Ciò che sorprende di queste scuse, non è, solo, che esse si riferiscono a vicende avvenute circa 200 anni fa, ma che la Francia, sembrerebbe, prendere le distanze da alcuni aspetti (negativi?) della Rivoluzione Francese, quella stessa Rivoluzione che da sempre, in Francia, è raccontata solo sotto la luce positiva, progressista ed illuminista. Sarkozy, dopo aver espresso chiaramente forti critiche all’68 francese (“il Maggio francese e il suo mondo sono tutti da buttare”), vorrà dare un giudizio obiettivo anche sulla Rivoluzione Francese? Attendiamo fiduciosi.
RDF

Anonimo ha detto...

Revisionisti di tutto il mondo unitevi!
Pare di assistere, anche da queste colonne, ad un continuo incitamento al revisionismo. Certamente la Storia può essere oggetto di revisioni, ma pare davvero difficile affermare che tutti i grandi momenti di cesura, di rottura con l'ordine costituito, debbano essere rimessi in discussione. Se anche Sarkozy dovesse rimettere in discussione la Rivoluzione Francese (non si capisce su che basi....forse vuole rimettere qualcuno su un improbabile trono francese? Forse lui stesso come qualche presidentuccio di vicine latitudini intenderebbe fare?) non significherebbe certo che la Storia andrebbe riscritta. Anche perchè il Presidente francese fa un'altro mestiere ed il rimettere in discussione continuamente i fenomeni storici per piegarli ai propri interessi non è certo un esercizio di verità. Semmai è un mero esercizio di parzialità. Riguardo al Sessantotto, anche in questo caso mi pare che i tentativi di buttare a mare tutto quello che è stato fatto si stiano sprecando. Specie in questa fase politica europea, dove le destre ed i partiti conservatori hanno preso il sopravvento. Ma certi fenomeni sono purtroppo sempre più forti, meno in Europa e molto nel nostro Paese, che pecca spesso di memoria storica e di faziosità. Ma non si può tornare indietro, anche se questo piacerebbe a molti. Quello che è entrato ormai nella coscienza collettiva delle popolazioni, in seguito a questi avvenimenti, non potrà mai essere dissolto, fosse anche una minima parte di tutto quello che questi eventi si portavano dietro. I contemporanei, che non possono essere obiettivi in questi giudizi (parziali si, basta esserne consapevoli e nessuno gliene fa torto), farebbero meglio a dare sì giudizi, ma senza la pretesa che questi possano essere condivisi da tutti, se non altro per la presunzione che spesso si portano dietro.
Francesco

Roberto ha detto...

Alcuni eventi storici sono stati visti e giudicati, dalla storiografia ufficiale, in una certa maniera e come tali storicizzati, cioè è impossibile poterli considerare e giudicare diversamente oppure avanzare delle critiche o delle lodi su alcuni aspetti di essi pur avanzando nuovi documenti storici, moderni studi e ricerche condotti in maniera scientifica e deontologica. Altrimenti il rischio è quello di essere considerati dei revisionisti, termine moderno a cui si è attribuito, forse per volere da parte della stessa storiografia ufficiale, un significato estremamente negativo.
Il mio benvenuto al “revisionismo” del governo francese, nasce dal fatto che è un piacere osservare che un governo francese, autorevole e nazionalista, quale quello di Sarkozy, possa affrontare la sua patriottica Rivoluzione Francese, analizzandola criticamente ed in alcuni casi anche negativamente. La Rivoluzione Francese fu infatti un evento fondamentale e, in prevalenza, positivo per l’umanità: partecipazione dei movimenti di massa, si forma il ceto medio, riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo, ecc… Ciò non toglie però che la Rivoluzione Francese, fu anche, nella sua seconda fase, anche un periodo di atroci violenze e terrore, favorì difatti l’ascesa di Napoleone e del Bonapartismo, il nuovo cesarismo di cui Hitler, Mussolini e Stalin ne furono successivamente eredi, dato che nazismo, fascismo e comunismo trovarono le loro comuni origine violente e dittatoriali proprio dalle teorie nate da quella Rivoluzione o furono espressioni reazionarie (nazismo) alla visone del mondo che la Rivoluzione aveva teorizzato e voluto imporre al mondo.
Ben venga quindi una obiettiva e scientifica critica francese alla Rivoluzione
RDF

Anonimo ha detto...

Caro Roberto, in questi termini anch'io concordo sul fatto che anche importanti fenomeni storici possano essere rivisti, in parte, alla luce di nuovi documenti che inducono a ripensarne degli aspetti. Ma questo non è revisionismo. Il revisionismo è tale, a mio avviso, quando si vuole rimettere in discussione il significato profondo di quel periodo, un significato che è condiviso non da una parte, bensì da tutte le parti in causa. Un aspetto rivedibile, ma pur sempre marginale, non può far modificare il significato ultimo che ne emerge. L'acqua di un fiume, se anche fosse inquinata per una emissione a valle, non può essere tutta l'acqua del fiume. Perchè l'inquinamento rimane in superficie, ed anche se va a fondo, le correnti buone lo trascinano via. Tornando sullo specifico, sulla rivoluzione francese i giudizi possono essere più scientifici e meno interessati. Per cui si può certamente prendere con serietà in considerazione quello che verrà fuori. Ma sul revisionismo nostrano non credo che possa valere lo stesso metodo. Infatti, quando una parte cerca di rimettere in discussione tutto, dopo sessant'anni dalla fine della guerra e dall'avvento della Repubblica passando poi per il Sessantotto, credo che si faccia un colossale errore di sottovalutazione. Quello di ritenere che tutti coloro che hanno studiato quella storiografia, anche se ufficiale, siano disposti a rimangiarsi tutto. Se anche fosse tutto falso, chi ha vinto ha vinto e chi ha perso ha perso. I fatti almeno non sono incontrovertibili come le interpretazioni più o meno unilaterali. Lo spazio per i vinti c'è eccome, ma sempre vinti rimangono. E la cosa più assurda è il loro vano tentativo di passare come vincitori. Solo se accettassero di passare come tali, vinti cioè, la pubblica opinione unitamente alla pietà degli uomini, gli riconoscerebbe loro onore e gloria.
Francesco