lunedì 7 aprile 2008

Dalle Tigri di Mompracem al Puntland. Il ritorno dei pirati al largo della Somalia

Non si tratta di finzione, come nel celebre film di Sandokan ma di realtà. Tornano i pirati nelle acque della Somalia. Ma anche nei Caraibi, nel Golfo di Guinea, nel sud est asiatico vicino alla penisola della Malacca, nella zona del Golfo del Bengala.

6 commenti:

Recinto Internazionale ha detto...

E’ notizia di qualche giorno fa che un modernissimo tre alberi francese, il “Ponent”, di ritorno dalle Seychelles, è stato abbordato da una ciurmaglia di pirati somali, nelle acque del Golfo di Aden, al largo del Puntland. Pare quasi impossibile che nel nuovo millennio girino ancora i pirati. Eppure, al largo delle coste somale, negli ultimi anni, da quando il Paese è scomparso ufficialmente dai planisferi di tutto il mondo, dopo la rotta dell’ultimo dittatore locale, Mohamed Siad Barre, nel 1991, è ripresa una delle poche attività che i somali ritengono ancora remunerativa: i traffici illeciti e gli abbordaggi nelle acque internazionali, grazie all’incredibile quantità di armi che viene smerciata da quelle parti. Le Nazioni Unite raccomandano al naviglio di qualsiasi tipo di girare al largo dalle coste somale e di tenersi lontani di almeno 300 miglia. Ma i pirati appaiono ben organizzati e dotati di imbarcazioni di un certo tonnellaggio che permetterebbero loro di avvicinarsi agli obiettivi, soprattutto navi mercantili in alto mare, per poi utilizzare delle lance. A bordo del tre alberi francese c’era solo l’equipaggio. Parigi ha tirato un sospiro di sollievo ed ha allertato le navi presenti nella zona. Infatti a Djibuti i francesi mantengono una base navale, assieme agli Stati Uniti. Il Puntland è una zona della Somalia che si è autoproclamata indipendente alla fine degli anni Novanta. Ed è una zona apparentemente abbastanza tranquilla. Come la ex Somalia Britannica. Assolutamente incontrollabile rimane invece il territorio della vecchia Somalia Italiana che aveva, come città principale e capitale, Mogadiscio. Le tensioni parevano essersi affievolite dopo l’avvento del governo delle Corti Islamiche che avevano introdotto un certo ordine nella seconda metà del 2007. Poi l’intervento delle truppe etiopi, appoggiate dagli Stati Uniti, nel tentativo di riportare a Mogadiscio il Governo di Transizione Somala, per lungo tempo di stanza a Nairobi, hanno complicato la situazione. Le Corti Islamiche si sono dissolte in poche settimane, ma il Governo di Transizione non è riuscito ancora oggi ad avere il controllo della capitale dove la situazione è assai caotica ed incontrollabile. Sono arrivate le truppe dell’Unione Africana, ma non si può certo dire che l’ordine sia tornato a Mogadiscio. In una situazione come questa, i fenomeni di pirateria si sono moltiplicati negli ultimi anni. Senza un deciso intervento delle Nazioni Unite, difficilmente quest’ultimo lembo d’Africa, dimenticato dall’Occidente, potrà conoscere la stabilizzazione.
Dembi Dollo.

Recinto Internazionale ha detto...

Solo per segnalare che il Presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy ha annunciato la fine del sequestro del Ponent e dei trenta uomini dell'equipaggio.
FDL

Anonimo ha detto...

Il governo francese, dopo aver trattato con i pirati la liberazione degli ostaggi ed una volta ottenuto il loro rilascio, ha fatto intervenire i propri reparti specializzati per localizzare e bloccare i pirati che con i soldi del riscatto stavano rientrando rapidamente e festanti nei loro rifugi nel Puntland. Le forze militari francesi, provenienti dalla vicina base di Gibuti, con mezzi pesanti hanno bombardato il convoglio di pirati, uccidendo, ferendo, arrestando i colpevoli e recuperando parte dei soldi. La Francia ha così voluto dimostrare la propria politica contro questi atti criminali: negoziare per la liberazione di innocenti ostaggi, utilizzare la forza fino all'estremo per rendere innocue le bande di predoni che colpiscono interessi francesi in patria o all’estero.
In passato molti governi europei si sono fermati al negoziato, una volta ottenuta la libertà dei propri connazionali, difatti non si sono impegnati nel perseguire ed arrestare i terroristi od i criminali responsabili del sequestro. Molto probabilmente rientrava tra le clausole non scritte del negoziato che in caso di liberazione degli ostaggi i responsabili non sarebbero stati toccati, e le diplomazie europee erano attenti a rispettare la loro parola data ai terroristi o ai banditi. Speriamo che l’esempio francese venga seguito anche da altri governi europei, e che il ricorso alla forza, per ristabilire condizioni di legalità o per garantire diritti fondamentali ed inviolabili della persona, sia sempre considerato nelle democrazie, sì quale ultima ratio, ma comunque sacrosanto.
RDF

Anonimo ha detto...

Non bisogna dimenticare che l'intervento francese, così spettacolarizzato, è avvenuto in un Paese che non ha nessuna autorità riconosciuta dalla comunità internazionale, se non un Governo di Transizione a Mogadiscio, rientrato con l'aiuto statunitense ed etiope. Un governo che pare non godere di grande seguito e credibilità, soprattutto nella capitale somala, ridotta ormai ad un cumulo di macerie. Probabilmente l'intervento francese non necessitava di particolari diplomazie e contrattazioni, tenuto conto della totale assenza di eserciti riconosciuti ed autorità in un territorio desertico, come quello in cui pare essersi sviluppato il blitz delle forze armate francesi. Probabilmente è stato sufficiente qualche contatto a livello di intelligence per neutralizzare i pirati. Certamente più difficile e foriera di complicazioni internazionali è l'agire in contesti (in quasi tutti i paesi del mondo tranne la Somalia e l'Afghanistan anche se in quest'ultimo paese, la presenza delle truppe internazionali non ne fa un luogo avulso dalla diplomazia di stato) in cui esistono governi e stati organizzati. In Somalia si può forse entrare e ripartire senza grandi danni, ma azioni così forti in altri contesti sono difficilmente fattibili oltre che poco auspicabili.
FDL

Anonimo ha detto...

Non si tratta di pirati quanto di azioni attribuite alla resistenza delle Corti Islamiche. E' di oggi infatti la notizia (fonte Repubblica) di quattro morti nella città di Beledweyne, trecento chilometri a nord di Mogadiscio. Si tratterebbe di operatori scolastici e più precisamente un'insegnante, cittadina britannica, un somalo, il preside, di passaporto britannico, e due colleghe keniane. Per la prima volta si segnala un atto terroristico a danno di educatori. L'attentato sarebbe attribuibile al gruppo Al Shabaab, segnalato come criminale dall'intelligence USA. Un altro attentato, segnalato soltanto oggi, sarebbe avvenuto ieri in un cinema di Merka, città litoranea a sud di Mogadiscio, anch'esso attribuibile ad esponenti delle corti islamiche. Difficile pensare che le corti possano riappropriarsi del controllo del territorio, ma gli attentati sono il probabile risultato della presenza di truppe, quelle etiopi, viste come occupanti. Senza un intervento diretto della comunità internazionale, difficilmente il paese potrà riprendere la normalità.
FDL

Anonimo ha detto...

Altri aggiornamenti dal Corno d'Africa.
In questi giorni, si segnalano alcune notizie interessanti, provenienti dai paesi che il nostro RI tiene sotto osservazione nel Corno d'Africa: Somalia ed Etiopia. Sulla Somalia si è detto dei recenti attentati di pirateria a danno di navi mercantili straniere. Oltre a quelli segnalati, vi sono stati altri attentati, fra cui quello ad una nave mercantile italiana, sventato grazie alla presenza di una nostra fregata che era di pattuglia nelle acque del Golfo di Aden. Sempre in Somalia, si segnalano ulteriori scontri fra appartenenti alle Corti Islamiche e le truppe etiopi presenti a Mogadiscio, con numerosi morti. Infine, proprio l'Etiopia ha rotto le relazioni diplomatiche con l'Oman, accusato di proteggere l'Eritrea che, secondo Addis Abeba, fomenterebbe i disordini in Somalia.
RI - FDL