sabato 29 dicembre 2007

Notizie dal Pakistan: la morte di Benazir Bhutto

Dai giornali di tutto il mondo arriva la notizia degli scontri in Pakistan dopo la morte di Benazir Bhutto.

1 commento:

Recinto Internazionale ha detto...

Zucconi di Repubblica: "è nello status delle donne, nella loro importanza e nella loro autorità che si misurano con precisione infallibile il grado di maturità reale di una nazione e dunque la forza di una democrazia non soltanto rituale". Non è necessario spingersi oltre nella lettura del suo fondo per comprendere come queste parole siano indicative dello stato della democrazia, soprattutto nei paesi in cui la tradizione democratica vige da decenni, se non da qualche secolo. Ed anche quelli di consolidata tradizione democratica hanno visto solo negli ultimi decenni la comparsa di donne sul ponte di comando. La lady di ferro degli anni 80, Margareth Tatcher, ha governato la grande nazione britannica, ma nella Francia repubblicana, ad esempio, non si ricordano presidenti femminili, tutt'al più un Primo Ministro donna, la signora Edith Cresson, per un brevissimo periodo, dal 91 al 92. Per non parlare degli Stati Uniti, dove solo oggi la democratica Hillary Clinton pare avere l'opportunità di sedere nello Studio Ovale. Tornando alla vecchia Europa, la poltrona di Primo Ministro, recentemente, se l'è aggiudicata solo la tedesca Angela Merkel, mentre negli altri paesi che un tempo erano le vecchie potenze continentali, non ve n'è traccia. Figuriamoci poi dell'Italia dove è difficile addirittura trovare una traccia di rinnovamento nella classe politica. Nel secolo scorso, si ricordano solo alcune figure femminili, ricoperte dal mito, che hanno tracciato il destino della propria nazione: ci viene in mente il primo ministro israeliano, Golda Meir. Ma poi occorre davvero rimanere nella sponda asiatica del Mediterraneo per trovare altri leader femminili. La turca Tansu Ciller, ad esempio, primo ministro a metà degli anni novanta, prima dell'avvento del partito islamista di Erdogan. Paradossalmente, i paesi che hanno visto alcune donne primeggiare, sono proprio quelli in cui la religione ha un ruolo predominante, e lo Stato non ha quel ruolo di garanzia sociale, come nei paesi occidentali. Se si esclude l'India di Indira Gandhi, si può pensare al Pakistan di Benazir appunto, già primo ministro nel 1988, a soli 35 anni. Coinvolta in alcuni scandali, la Bhutto si è dimessa nel 1990, per tornare al governo dal 1993 al 1996. Come dice Zucconi, la Bhutto probabilmente non era una santa. Eppure l'occidente ha sempre molto parlato di lei. Forse perchè era istruita, avendo frequentato le università londinesi prima e statunitensi poi, forse perchè pareva esprimere una reale affermazione del mondo occidentale in un paese, come quello pakistano, attraversato da un islam radicale che ne blocca ogni forma di progresso, forse perchè effettivamente affascinante ed una bella donna che governa in un paese arretrato, con una formazione occidentale, stimola le fantasie giornalistiche. Forse perchè incarnava l'affascinante sfida dell'affermazione di una dottrina laica, come la democrazia, in uno stato in cui la religione regola quasi tutto e dove i militari si spartiscono il residuo spazio di potere rimasto. Ma la Bhutto, come la Gandhi e forse come la birmana San Suu Kyi, sono contraddistinte da un destino cruento, che si intreccia con la loro vicenda umana e politica. Le nostre placide democrazie europee possono continuare ad essere guidate da uomini settantenni (ragionamento valido soprattutto per l'Italia). Dovremmo attraversare qualche momento di rottura per vederne emergere qualcuna. Molti di noi si augurano che ciò non avvenga. FDL