sabato 3 dicembre 2011

La prima volta: una conferenza sulla Shoah in un paese arabo

(fonte: Sette-Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Recentemente un gruppo di studenti dell’Università Al-Akhawayn di Ifrane, presso Rabat, in Marocco, ha costituito un associazione, Mimouna, che ha come obiettivo la conoscenza della storia e della cultura ebraico-marocchina ed il dialogo tra ebrei e musulmani. L’associazione ha anche organizzato una conferenza, evento unico fino ad oggi in un paese arabo, sulla Shoah. Fino ad alcuni decenni fa la comunità ebraica in Marocco era stata molto numerosa (i primi ebrei giunsero in Africa con la fondazione di Cartagine nel 814 a.C., come ricorda Stefano Jesurum nel suo articolo apparso alcune settimane fa su Sette e che riporta la notizia della conferenza) ed ha convissuto a lungo in pace con quella marocchina; oggi invece la comunità ebraica è ridottissima. La conferenza ha voluto evidenziare cosa fu la Shoah in Europa e ricordare il coraggio di re Mohammed V, che durante la seconda guerra mondiale si rifiutò di consegnare ai francesi di Vichy, che occupavano il Marocco, gli ebrei-marocchini per la deportazione in Germania (tra i 22.000 Giusti tra le Nazioni, sottolinea Jesurum, 70 sono musulmani). Alla conferenza è intervenuto anche Andrè Azoulay, consigliere ebreo dell’attuale re Mohammed VI.
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Servizi segreti militari occidentali già presenti in Siria

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Guido Olimpio, firma autorevole del Corriere della Sera ed esperto di Medio Oriente, ieri ha scritto un articolo, citando fonti arabe, in cui si rivela che in Siria, a fianco degli insorti, nella locale guerra civile che ha provocato già 4.000 morti, vi sarebbero di supporto i consiglieri militari britannici, francesi e turchi e dei reparti speciali di alcuni paesi del Golfo. Tale presenza avrebbe favorito i’introduzione in Siria di armi occidentali da fornire ai ribelli che si stanno scontrando con il governo di Assad. Sarebbero presenti sul territorio siriano, in appoggio agli insorti (notizia da verificare), anche 600 guerriglieri repubblicani libici. Elemento di coordinamento tra libici e insorti siriani, l’ex qaedista Belhadj, oggi componente del governo provvisorio libico. Belhadj avrebbe avuto in questi giorni un incontro con il governo turco per studiare come ampliare la collaborazione e l’appoggio ai ribelli siriani. Occidentali e libici avrebbero come base logistica, Iskenderun, in Turchia, e da qui farebbero quotidiane incursioni in Siria, obiettivo di queste operazioni e presenze è quello di evitare che la rivolta siriana sfugga di mano e che possa aprire la strada al terrorismo internazionale. Durante la crisi libica, agli inizi degli scontri, fu massiccia la presenza di consiglieri militari occidentali in Libia, preparando così la strada alle operazioni NATO. Oggi, invece, la presenza degli 007 occidentali in Siria ha una funzione di supporto e “controllo” degli insorti, difatti è impensabile prevedere qui una partecipazione militare della NATO o dell’Occidente sullo stile di quella attuata in Libia. Ma per fortuna qualcosa si muove.
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giovedì 1 dicembre 2011

Ho notato che…..

A cura di Roberto Di Ferdinando

Nelle ultime settimane ho notato un fatto che, in questo periodo di crisi, di spread e finanziarie continue, può apparire molto banale, ma non per questo ho timore di condividerlo su RI. Prendete un giornale di oltre un mese fa ed uno di questi giorni. Cosa appare a prima vista? Cosa notate di differente? Quello che ho notato io è che la parola (cognome) Berlusconi oltre un mese fa appariva dalla prima alla quindicesima pagina di tutti i giornali italiani, sia nei titoli che negli articoli, ed in molte pagine dei quotidiani e riviste straniere. Ed oggi? Oggi Berlusconi non è più citato nelle prime pagine dei quotidiani. Un esempio: sul Corriere della Sera di oggi, Berlusconi era citato nella didascalia di una foto a pag. 10, poi il deserto. Anche negli articoli dedicati alla strategia del PDL nell’appoggiare più meno le scelte economiche del governo Monti, Berlusconi è citato due volte, meno di Alfano e dei “colonnelli” La Russa e Gasparri. Una dimostrazione che fino a quando si ha potere si è sulla ribalta, ma perso questo per essere considerati (ricordati) occorre (aver dimostrato di) possedere altissime capacità e qualità, altrimenti le luci si spengono rapidamente.
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mercoledì 30 novembre 2011

La salma di Franco

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il nuovo governo spagnolo, che si insedierà prima di Natale, avrà un’ulteriore questione da affrontare, come se non bastassero già quelle di natura economica e finanziaria, e sarà di natura storica. Infatti sei mesi fa 12 professori universitari, docenti di diritto, storia e scienze politiche furono incaricati dal precedente governo a dare un parere sull’opportunità o meno di spostare la salma del generale Francisco Franco, il Caudillo che rimase al potere in Spagna dal 1939 al 1975. Attualmente i resti di Franco riposano nella Valle de los Caidos, il mausoleo presso Madrid che raccoglie tutti i caduti (repubblicani e franchisti) della guerra civile spagnola (1936-39). I dodici hanno sentenziato, invece, che la salma sia traslata dalla Valle e che la famiglia del Generale stabilisca un altro luogo dove conservarla. In verità tre dei dodici esperti hanno dissentito dalla decisione dei loro colleghi, dichiarando di fatto che la esumazione contribuirebbe a dividere l’opinione pubblica. Il governo Zapatero volle la commissione dei professori, secondo alcuni critici, perché l’ormai ex premier spagnolo voleva così colpire il partito popolare, in vantaggio nelle previsioni di voto, che ha tra le proprie fila gli eredi della destra franchista. Il Partito Popolare guidato da Mariano Rajoy, che ha vinto le elezioni e che sarà il prossimo premier, invece, ha fatto capire che difficilmente rispetterà la decisione dei 12.
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I prodotti “halal”

(fonte: articolo di Carlo Panella su Espansione), a cura di Roberto Di Ferdinando

Con la parola araba halal si indicano i prodotti del settore alimentare, cosmetico e farmaceutico che possono essere acquistati dai musulmani in quanto per la loro produzione è garantito il rispetto dei dettami del Corano. I prodotti “halal” riguardano un mercato mondiale dal valore di 500 miliardi di euro annuali (54 in Europa e 5 in Italia). Il fenomeno commerciale è talmente importante che recentemente in Italia è nata un’organizzazione di professionisti (Halal Italia) che, in collaborazione con la Comunità Religiosa Islamica Italiana (Co.re.is.), verifica questa conformità e rilascia una certificazione che vale tre anni. Quindi tutti i prodotti per essere certificati halal non devono contenere carne di maiale; non solo, gli animali devono essere macellati secondo un particolare procedimento: sgozzati con una lama affilatissima che è usata esclusivamente per il rituale della macellazione, il gesto deve essere unico e continuo, senza interruzioni, colui che lo compie deve essere musulmano ed al momento di questo atto deve pronunciare in arabo il basmalah, cioè le seguenti parole: “in nome di Dio, Clemente, Misericordioso”, e rivolgere il capo dell’animale verso la Mecca.
Inoltre tutti i prodotti per avere tale certificazione non devono contenere alcool o derivati o composti chimici dell’alcool, ne grassi derivati da carne impura. Ovviamente i prodotti, prima di essere halal, devono essere conformi alle normative europee e italiane in tema di igiene e sicurezza alimentare.
L’Iniziativa Halal Italia ha ottenuto il sostegno da parte dei ministeri della Salute, degli esteri, dello Sviluppo economico e dell’Agricoltura, e i ministri di questi dicasteri nel 2010, presenziarono alla presentazione ufficiale di Halal Italia che si svolse nelle sale della Farnesina.
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martedì 29 novembre 2011

RI suggerisce "Gandhi, il risveglio degli umiliati". Autore Jacques Attali, Editore Fazi 2011. Commento di Francesco Della Lunga

Per quale ragione dovremmo tornare a leggere Gandhi e la sua azione politica e spirituale? Forse perché anche nell’era contemporanea potremmo avere bisogno di un Gandhi, o anche una piccola parte di quello che questo piccolo ma grandissimo uomo seppe fare. Ma forse anche perché il percorso del più famoso padre dell’indipendenza indiana fu commovente ed allo stesso tempo spettacolare. Per chi abbia interesse a conoscere le linee portanti del suo pensiero o rileggerlo in chiave più critica si possono suggerire due letture di base con due volumi di facile reperibilità sugli scaffali delle principali librerie. Il primo, un volumetto dell’Einaudi, dal titolo “Antiche come le montagne”, racchiude le principali massime e citazioni del suo pensiero. Il secondo invece, dal titolo “Gandhi, Il risveglio degli umiliati” ci permette di ripercorrere la vita, la lotta politica e spirituale di una delle personalità più illustri di tutto il Novecento ovvero del Mahatma Gandhi, colui i cui “pensieri, parole, azioni sono in totale armonia”.
Un invito a leggere ed a scoprire o riscoprire questa grandissima personalità la cui vita irripetibile si intreccia fra la sua personale ricerca della spiritualità vista come un percorso che ogni indiano (ma anche ogni essere umano) avrebbe dovuto fare, la ricerca della Verità come unico metodo per arrivare vicini a Dio, l’affermazione della consapevolezza come mezzo per gli umili per affermarsi in un mondo in cui la disparità sociale era stratificata. La Verità e le forme assolutamente originali con le quali Gandhi l’avrebbe espressa sarebbe stata poi la base ed il mezzo per il perseguimento di un grande obiettivo politico, l’Indipendenza, che l’India stava maturando e che avrebbe concretizzato proprio grazie all’azione politica di Gandhi. Preparazione spirituale prima, presa di coscienza dell’importanza della nazione indiana nella Storia e della sua ineluttabilità verso l’indipendenza, azione politica conseguente. Gli strumenti principali di questa azione, già sperimentata con un certo successo in Sudafrica, sarebbe sfociata nell’azione “non violenta” (o ahimsa) spinta fino alle estreme conseguenze, fino al ribaltamento della dicotomia non violenza/violenza ed al suo ribaltamento e quindi con l’affermazione della forza della non violenza rispetto alla violenza pura. La “non violenza”, a seconda della finalità, avrebbe potuto sprigionarsi con la ribellione alle decisioni dell’autorità inglese, i digiuni di massa, la non collaborazione, il boicottaggio delle merci occidentali. Sulle merci quali espressione del mondo occidentale Gandhi nutrì sempre una forma di rifiuto e diffidenza perché da un lato le riteneva lontane dalla cultura della popolazione indiana, dall’altro perché ritenute strumenti di un mondo che avrebbe condannato la nazione alla dipendenza dallo straniero.
Gandhi percepisce forse per primo fra i leader di fine Ottocento l’importanza della comunicazione politica, da qui la fondazione di giornali attraverso i quali far conoscere il proprio pensiero (ad esempio la testata denominata Harijan, figli di Dio, termine con il quale Gandhi chiamava i Dalit) , la potenza simbolica di concetti chiave come “ahimsa” o “nonviolenza”, oppure la resistenza passiva, lo sciopero della fame o satyagraha, il boicottaggio, ma anche un’azione sociale e politica che fece di lui una delle persone più affascinanti e di grande ascendente presso i circa 400 milioni di indiani del tempo.
Eppure, nonostante la Non Violenza e Verità, resistenza passiva e boicottaggio, digiuni e non collaborazione Gandhi non sarebbe riuscito a sconfiggere direttamente con la sua azione l’impero Britannico. Le cause dell’abbandono dell’India, come anche per le altre colonie inglesi sparse per il mondo, sarebbero state da attribuire in larga parte dallo sforzo condotto durante il secondo conflitto mondiale dal quale la Gran Bretagna, pur vittoriosa nella guerra, avrebbe dovuto abbandonare il suo ruolo di potenza mondiale nonostante l’ostinazione di Churchill che espresse il suo scetticismo verso la concessione di forme di indipendenza anche tenui e di cui si ricorda una celebre battuta con la quale sostenne di “non essere diventato Primo Ministro per mettere in liquidazione l’Impero Britannico”. Gandhi visse spesso questi insuccessi anche con frustrazione, comprendendo che gli indiani non erano, nonostante tutto, ancora pronti ad abbracciare la Non Violenza e la Verità. La Violenza, che Gandhi avrebbe combattuto fino alla fine e per colpa della quale sarebbe caduto, non sarebbe stata estirpata dalla sua azione politica. Ma anche il suo messaggio non sarebbe stato compreso a pieno dagli indiani. La sua lotta in favore degli intoccabili o a favore degli ultimi della terra, il suo desiderio di riunire, in continuità con il lascito dell’Impero Britannico Hindu e Musulmani, non sarebbe stato compreso. Gandhi morì nel 1948 dopo che la violenza religiosa ed interetnica aveva preso il sopravvento, già durante l’epilogo della Seconda Guerra Mondiale ed esplosa dopo l’abbandono dell’India da parte della Corona Britannica. Sarebbe morto per mano di un Musulmano (Nathuram Godse), comunità verso la quale Gandhi avrebbe espresso sempre il suo più totale ed incondizionato sostegno.
L’autore, dopo aver ripercorso efficacemente i punti principali della vicenda politica e spirituale del Mahatma, prova a tracciare un bilancio alla luce anche dello sviluppo che l’India ha avuto in questi anni. Intanto fa un sunto del suo pensiero affermando che “senza dubbio, l’aspetto più affascinante ed importante di Gandhi” riguardava il fatto che “per cambiare il mondo, bisogna cambiare se stessi ed avere come più alta ambizione, modesta ed orgogliosa al tempo stesso, quella di dominare la propria violenza, i propri desideri, la propria sessualità, i propri sentimenti, per liberarsi di qualsiasi traccia di bestialità; poi con l’aiuto delle pratiche ascetiche e di meditazione, ottenere un potere su di se rinunciando al potere sulle cose; infine, e solamente infine, mettere questo potere al servizio di un ideale di un’estrema esigenza, facendone dono agli altri”. “Gandhi sapeva, per esperienza, che ogni uomo, lui compreso, poteva diventare un bruto, un mostro, un assassino. Che ciascuno aveva ed ha dentro di sé allo stesso tempo una bestialità smisurata ed una formidabile capacità di amore. Dunque si riconosceva il diritto di predicare solo ciò che lui stesso riusciva a mettere in pratica. Mentre tutti gli altri leader rivoluzionari si accontentavano di elaborare dei piani per cambiare il mondo dalla propria scrivania, lui non voleva imporre un “uomo nuovo”, ma voleva diventarlo lui stesso e convincere poi con il suo sacrificio. Preferiva dare l’esempio piuttosto che lezioni”.
Al di là degli strumenti da lui inventati ed utilizzati per la sua battaglia politica (in larga parte assai attuali anche nella nostra epoca, soprattutto il boicottaggio, strumento utilizzato con frequenza, fra gli altri, dai movimenti antiglobalizzatori mentre altri funamboli della politica, come l’italiano Pannella, attuano spesso digiuni per protestare contro leggi ritenute inique), al di là del raggiungimento dell’Indipendenza indiana, al di là anche dei fallimenti che avrebbe patito, rimane un messaggio di speranza del quale, anche gli scettici, sentono il bisogno.

domenica 27 novembre 2011

L’esame che paralizza la Corea del Sud

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Il 10 novembre scorso la Corea del Sud si è completamente bloccata per non disturbare i 690 mila candidati all’esame CSAT (College Scholastic Ability Test), cioè l’esame che ogni anno seleziona i giovani più preparati per accedere alle migliori università nazionali. Il blocco è stato totale, in quanto in Corea del Sud tale test è una cosa seria. Infatti, l’accesso alle migliori università per i coreani rappresenta forse l’unica via per arrivare ai migliori (più pagati e più prestigiosi) impieghi professionali. Quindi nelle settimane che precedono il test-day i ritmi della quotidianità di molti coreani sono dettati dall’esigenza di arrivare a quel giorno, non solo preparati sulle materie, ma anche in salute, lucidi e con una buona dose di fortuna dalla propria parte. Ecco quindi che il paese si adatta a queste esigenze. I candidati al test cambiano la loro dieta, in particolare si eliminano cibi che potrebbero richiamare eventi sfortunati, ad esempio la banana (la buccia di banana è legata all’immagine dello scivolone), niente porridge (è un “pasticcio” di riso, quindi non bisogna richiamare in alcun modo la possibilità di sbagliare), vietate alghe e snack, anch’essi legati al significato di scivolare, cadere. La perfetta preparazione all’esame coinvolge anche la religione ed i momenti spirituali. I templi buddhisti organizzano riti specifici per i candidati e le loro famiglie che vivono questi giorni con grandi aspettative, speranze, ma anche timori, mentre nelle chiese di svolgono preghiere e si celebrano funzioni al caso. Nei giorni precedenti al test è consigliato, quale buoni auspici, regalare carta igienica (ha il significato di risolvere) e forchette (cogliere l’occasione, arpionare le risposte giuste). E dato che i candidati in questi giorni sono quasi “sacri”, ecco i consigli dati agli esaminatori del test ed alla cittadinanza perché non li disturbino. I docenti che dovranno presiedere alla prova d’esame sono invitati a non tossire, a non utilizzare profumi invadenti ed a non masticare gomme. Per evitare che i gli esaminandi siano distratti da particolari rumori in quel giorno gli orari degli aerei sono stravolti, mentre le borse affari, molti uffici ed attività aprono un’ora più tardi per permettere ai candidati di arrivare alla sede del test senza incontrare particolare traffico, nonostante sia concesso loro, in particolari casi, anche la scorta della polizia.
Esami simili ed a cui è data la stessa importanza (in Corea del Sud è aumentato il numero di suicidi tra i giovani che non riescono a superare il CSAT), si svolgono anche in Cina (gaokao) ed in Corea del Nord.
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Il Ministero degli Affari Esteri italiano vende

(fonte: Il Mondo), a cura di Roberto Di Ferdinando

Nel momento in cui l’Italia è al centro di una crisi economica e finanziaria a tutti è chiesto un sacrificio ed anche lo Stato sta valutando e muovendosi per snellire (risparmiare) la propria macchina. Ai vari ministeri è stato chiesto di ridurre le spese e mettere sul mercato beni immobili inutilizzabili od esosi per il loro mantenimento. Anche al Ministero degli Affari Esteri italiano, l’“elegante” rappresentante dell’Italia all’estero, è stato chiesto di dismettere più o meno prestigiose sedi o dimore oggi inutilizzabili. Ecco quindi che il ministero si è subito messo in azione. I giuristi della Farnesina hanno espresso un parere all’ex governo Berlusconi, ribadito a quello Monti, sulla possibilità di permettere l’alienazione dei beni immobili posseduti dal dicastero all’estero, più problematica, invece, la vendita per quei beni provenienti da lasciti ereditari. Secondo la rivista il Mondo, un gruppo di giovani ambasciatori sta compilando l’elenco dei vari immobili da porre sul mercato, cercando di risolvere, dove si presentano, problemi e vincoli per la loro vendita. La lista comprenderebbe circa 60 immobili ed alcuni terreni, gli immobili riguardano appartamenti o sedi di consolati ormai chiusi, in particolare in Svizzera, Francia e Germania. Tra le proprietà sul mercato l’ex consolato italiano a Bellinzona, Svizzera (1.700 mq valutato 2,25 milioni di euro, ma che necessita di un intervento importante di ristrutturazione), oppure il consolato, anch’esso chiuso da anni, di Antananarivo, in Madagascar. La vendita di questi beni, attraverso aste o contrattazioni private, permetterebbe alla Farnesina di incassare tra i 30 e i 50 milioni di euro. Ma la cifra potrebbe aumentare, infatti, si è pensato anche di vendere prestigiose sedi consolari o dei nostri istituti di cultura all’estero, per trasferirli in sedi più economiche. Tale discorso è più difficile per le sedi dell’ambasciate in quanto forti sono le resistenze della diplomazia di dismettere queste residenze e sedi, inoltre esistono per molte sedi di ambasciate degli accordi gratuiti di comodato d’uso o di scambio con il paese ospitanti. Ad esempio, l’ambasciata italiana a Parigi, in rue Varenne, è di nostra disponibilità secondo uno scambio, infatti a Roma, all’ambasciata francese è stato concesso, gratuitamente, palazzo Farnese (ex ambasciata a Roma del Regno delle Due Sicilie e confiscato dal Regno d’Italia nel 1860).
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martedì 22 novembre 2011

Israele continua la sua guerra non dichiarata

(fonte: Corriere della Sera), a cura di Roberto Di Ferdinando

Circa 15 giorni fa nella base militare di Bigdaneh, in Iran, è avvenuto un incidente che ha provocato la morte di 17 persone, tra cui il generale Hassan Moghaddam, il responsabile dei programmi missilistici iraniani. Secondo alcune fonti di intelligence, non si tratterebbe di un incidente, ma di un vero e proprio sabotaggio, messo in atto dai servizi segreti israeliani. E’ noto che se l’Iran dovesse riuscire a dotarsi di un arsenale nucleare il paese più esposto ad un aggressione missilistica iraniana sarebbe Israele, il quale non credendo molto sul fatto che le istituzioni internazionali condannino e sanzionino l’Iran per il suo progetto nucleare non pacifico, ha deciso di continuare nella sua strategia di guerra non dichiarata a Teheran. Infatti non è la prima volta che accadono misteriose esplosioni nelle basi missilistiche iraniane o che militari o tecnici che operano al progetto nucleare degli ayatollah muoiano in circostante ed attentati misteriosi. Non solo, due virus informatici (Stuxnet e Duqu) avrebbero infettato gli impianti nucleari iraniani rallentandone i lavori. Tutti questi attacchi sarebbero opera del Mossad, appoggiato dai servizi segreti Usa e britannici. Nessuna conferma, ma la portata e le modalità operative degli attentati farebbero pensare ad Israele. E questa serie di incidenti sta mettendo in confusione le gerarchie iraniane, mai certe dinanzi ad un incidente se sia un sabotaggio od un fatto casuale. Non a caso le autorità iraniane stanno indagando sulle cause della morte a Dubai di Ahmad Rezai, figlio di Mohsen, ex capo dei Pasdaran. La morte di Ahmad sarebbe avvenuta per motivi naturali, ma essendo Dubai un centro di traffici e di spionaggio non è da escludere un’”eliminazione mirata”.
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domenica 13 novembre 2011

Per favore, fermatelo!

A cura di Roberto Di Ferdinando

Il presidente francese Sarkozy si è offerto al Presidente della Repubblica, Napolitano, di venire in questi giorni a Roma, accompagnato dalla cancelliera Merkel, per sbloccare la questione politica e le ultime resistenze del PDL sull’incarico a Monti e coordinare con il nuovo premier italiano l’agenda economica e finanziaria del nostro paese. Basta, sinceramente basta. Non ne posso più di Sarkozy ed in particolare della sua spocchia che poi non ha nessun fondamento. Dopo aver offeso pubblicamente il Presidente del Consiglio italiano, prima dandogli di uomo senza testa (intervista rilasciata al filosofo Levy e pubblicata la settimana scorsa del Corriere della Sera), e poi sbeffeggiandolo, con sorrisi ed ammiccamenti, all’ormai famosa conferenza stampa di Cannes del G20, adesso offende l’Italia, dicendoci che ci spiegherà lui come e da chi dovremmo essere governati e quali provvedimenti prendere. Ma come mai tutto quest’attivismo e risentimento verso l’Italia? La situazione economica del nostro paese ovviamente sta mettendo in crisi l’UE e la zona Euro, e se dovessimo dichiarare default (al momento molto difficile), la prossima economia ad essere sotto attacco ed in grossa difficoltà sarebbe quella francese. Infatti Parigi e Berlino stanno mandando lettere e cartoline a vari paesi comunitari, oggi a Grecia ed all’Italia, e prima ancora all’Irlanda, al Portogallo ed alla Spagna. Ma come mai nessun intervento (lettera, invito, sms, mail) a Parigi? Il deficit francese si aggira infatti intorno al 7% (non dovrebbe superare il 3%) ed il debito pubblico tocca l’87% del Pil (non dovrebbe superare il 60%). Certa nostra stampa raramente ricorda questi dati, più inclini ad esaltare le iniziative comunitarie di Sarkozy che però è mosso solo ed ovviamente, dall’interesse francese. Le banche francesi infatti sono in difficoltà perché si erano esposte precedentemente con il caso dei fondi subprime e principalmente con la Grecia. Se la crisi non si fermasse i mercati finanziari punirebbero, per i parametri non rispettati, la Francia, non a caso da alcune settimane le agenzie di rating stanno valutando di confermare oppure no la triplice A ai titoli di stato francesi. Un declassamento francese nel 2012, anno delle elezioni presidenziali francesi,sarebbe per Sarkozy un’umiliazione troppo grande e pregiudicherebbe di fatto la sua rielezione. Non è infine da escludere che le mosse supponenti contro l’Italia del nuovo Napoleone, che mirano a formare un governo tecnico e non politico, siano anche dovute ad un piano di assalto della finanza francese ai gioielli di famiglia dell’Italia (Eni, Enel e Finmeccanica), come già avvenne nel 1992 durante l’ultima crisi italiana.
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