sabato 12 novembre 2011

UNA NUOVA COSCIENZA PER UN NUOVO PIANETA

"Abbiamo raggiunto un punto di cruciale importanza nella nostra storia.
Siamo all'inizio di un nuovo periodo di evoluzione sociale, spirituale e culturale.
Stiamo evolvendo verso un sistema interconnesso, basato sull'informazione,
che abbraccia l'intero pianeta.
La sfida che ora dobbiamo affrontare è quella di scegliere il nostro futuro e creare una società globale pacifica e cooperante, continuando così la grande avventura dello spirito e
della consapevolezza sulla Terra".

estratto dal “Manifesto della Coscienza Planetaria”
firmato da Premi Nobel della Pace e personalità internazionali.

http://www.censimentoglobale.it/


I CREATIVI CULTURALI E LA NASCITA
DELLA NUOVA CULTURA GLOBALE
Il sociologo Paul Ray ha definito i “Creativi Culturali” come le persone sensibili al degrado della Terra e al dolore umano, che si interessano all’ecologia, alla pace, al volontariato, ai diritti umani, alla salute naturale, alla spiritualità, al commercio etico. I Creativi Culturali siamo tutti NOI che in ogni parte del mondo desideriamo un mondo migliore e cerchiamo di realizzarlo con amore nella vita quotidiana e nella società. Noi e le nostre associazioni stiamo creando una nuova Cultura Globale. Secondo le ricerche sociologiche internazionali (Usa, Italia, Giappone, Francia, Ungheria, ecc.) oggi siamo il 37-40% della popolazione e siamo in costante crescita. Siamo un numero enorme di persone responsabili e creative che potrebbero cambiare la società e le scelte globali ma NON abbiamo potere perché siamo frammentati in miriadi di movimenti e associazioni.
NON siamo consapevoli di essere parti del più grande
Movimento Culturale Planetario mai esistito.
IL PROGETTO GLOBALE 2012 - 2018
LA MASSA CRITICA E LA RETE PLANETARIA
LA CRISI GLOBALE SI PUO’ RISOLVERE SOLO CON UN SALTO DI CONSAPEVOLEZZA
Per cambiare la situazione occorre una “Massa Critica” dell’1% di persone e associazioni
che si riuniscano consapevolmente!
Per creare insieme un futuro vivibile, prima che il degrado ecosistemico e sociale diventi irreversibile,
occorre raggiungere entro la fine del 2012 una Massa Critica di 60 milioni di persone nel mondo (450 mila in Italia), che darà vita alla Rete Globale delle associazioni che operano per un mondo pacifico e sostenibile
riunendo così gli oltre 2 miliardi di Creativi Culturali oggi sparsi in ogni angolo della Terra
Uniti possiamo realizzare la nostra visione di una società globale pacifica e cooperante.
SE ANCHE TU VUOI UN PIANETA
PIU’ UMANO PACIFICO E SOSTENIBILE
ISCRIVITI ORA AL CENSIMENTO GLOBALE: http://www.censimentoglobale.it/

Club di Budapest

Fondato nel 1993, il Club di Budapest è un'associazione internazionale dedicata a sviluppare un nuovo modo di pensare e nuove etiche che aiuteranno ad affrontare i cambiamenti sociali, politici ed economici del XXI secolo.

Con il suo elenco di rinomati membri internazionali e giovani persone creative e attraverso i suoi Club Nazionali con i loro ampi spettri di progetti e attività, il Club avvia un dialogo tra generazioni e culture, tra scienza e arte, tra teoria e pratica, ciò aiuta lo sviluppo effettivo di strategie per azioni eticamente responsabili con un intento globale.

La filosofia del Club di Budapest è basata sulla realizzazione che le enormi sfide che l’umanità sta attualmente affrontando possono essere sconfitte solamente attraversio lo sviluppo di una coscienza culturale globale.

Il punto di vista del Club di Budapest è focalizzato su una coscienza culturale con una prospettiva globale.

Come Greenpeace combatte per le questioni ecologiche, l’UNICEF per i bambini e Amnesty International per i diritti umani, il Club di Budapest si batte per i valori culturali e per il valore della/e cultura/e.


Il Club interpreta se stesso come un costruttore di ponti tra scienza e arte, etica ed econ omia, tra cognizione e realizzazione, tra vecchio e giovane, così come tra le differenti culture del mondo. Uno dei primi obiettivi del lavoro dei club è lo sviluppo di una "Nuova Etica".

Lo sviluppo di un nuovo modo di pensare richiede grande creatività. Questo è sempre stato di dominio di artisti, scienziati, pensatori non convenzionali e insegnanti spiritualin e più recentemente da imprenditori. Con la loro ispirazione, potere creativo, visioni e rilevanza universale, essi hanno, in ogni generazione, procurano gli impulsi che aiutano a dar forma a valori culturali. Come membri creativi così come membri onorari, essi giocano un ruolo decisivo nello sviluppo del Club. I valori del Club di Budapest sono da sentirsi obbligatoriamente non come un dogma costituito. Essi sono derivati da una totale attitudine al dialogo.

Per ulteriori informazioni: http://www.club-of-budapest.it/main.htm

Bin Laden ucciso in 90 secondi

(fonte: Il Giornale), a cura di Roberto Di Ferdinando

Le autorità statunitensi non hanno mai rivelato i particolari dell’operazione di Abbottabad del maggio scorso quando i reparti speciali USA uccisero il ricercato numero uno: Osama Bin Laden. Secondo le poche notizie diffuse dal Pentagono e dall’amministrazione Obama, Bin Laden fu ucciso dopo un prolungato conflitto a fuoco, durante il quale Osama si era difeso con le armi. Invece i fatti sembrerebbero essere andati diversamente ed a renderli noti è un libro che è prossimo ad uscire e dal titolo “Seals, Target Geronimo” (i Seals sono i reparti speciali della marina statunitense e Geronimo era il nome in codice che i servizi segreti USA avevano dato ad Osama – i nativi americani non devono essere stati contenti di aver visto chiamare un terrorista con il nome di un fiero guerriero indiano). Autore del libro è Chuck Pfarrer, ex comandante per l’appunto proprio dei Seals, che ha intervistato personalmente i protagonisti dell’operazione, che comunque nel libro rimangono, opportunamente, anonimi. Il Comando delle Forze Speciali statunitensi ha però dichiarato che il libro non è stato autorizzato e che Pfarrer non avrebbe mai incontrato i marines. Eppure il libro, secondo le anticipazioni uscite nei giornali, risulta contenere particolari dettagliati sull’operazione e quindi da ritenere attendibile. Pfarrer racconta che il reparto dei Seals si calò dall’elicottero con le corde direttamente al terzo piano della palazzina di Abbottabad ed iniziò a controllare il corridoio e le stanze, quando ad un certo punto si aprì una porta. Osama si affacciò nel corridoio per chiudere subito violentemente la porta. Due Seals fecero irruzione nella stanza e videro Amal Al sadah, la moglie 27enne yemenita di Osama che copriva con il proprio corpo il marito. Il primo incursore fece fuoco con il mitragliatore M4, con silenziatore, e colpiscì la caviglia della donna, che cadde a terra, Bin Laden, scoperto, quindi si buttò di lato e tentò di prendere il suo fedele kalashnikov, ma prima fu colpito al petto e poi un secondo proiettile lo trafisse sotto l’occhio uccidendolo sul colpo. L’operazione si concluse in 90 secondi (secondo la versione ufficiale i Seals entrarono nella villetta dal piano terra ed avanzarono e salirono al terzo piano facendosi strada con un continuo conflitto a fuoco). Il libro descrive poi in maniera molto umana i componenti di questi reparti super addestrati composti da proprie macchine da guerra. Scott Kerr (nome inventato da Pfaffer) è il comandante del gruppo dei sei Seals, e nel libro è descritto il momento in cui Kerr sente il suo cuore battere in maniera molto accelerata mentre sta per comunicare a Washington che Geronimo è stato abbattuto. Od ancora, Frankl Leslie (altro nome inventato dall’autore), sopravvissuto alla caduta dell’altro elicottero invisibile che era precipitato nell’avvicinamento alla villetta, che sente l’emozione mentre effettua l’analisi del DNA per confermare l’identità del cadavere. Secondo il comando USA la storia sarebbe inventata, ma Pferrer sembra aver dimostrato il contrario, infatti a dimostrare di aver intervistato effettivamente i componenti del gruppo e di aver avuto da loro la narrazione veritiera dei fatti, ha raccontato alla CNN l’incontro tra un capo della Cia, Mc Raven, e Scott Kerr, in cui Mc Raven spiegava al militare che il satellite posizionato sopra la villetta di Osama aveva confermato la presenza in quella casa del terrorista, grazie alla misurazione dell’ombra; un dettaglio che non era mai emerso nella versione ufficiale.
RDF

Sarkozy ed Obama: “Netanyahu? Un bugiardo”

(fonte: Il Giornale)

“Non lo posso più vedere, è un bugiardo”. “Tu non ne puoi più di lui? E io allora che ci devo parlare tutti i giorni?”. È lo scambio di battute tra il presidente francese, Sarkozy (che nonostante la sua bassa statura, guarda tutti dall’alto verso il basso e in maniera spocchiosa giudica gli altri) e quello USA, Obama, invece il bugiardo di cui parlano è il premier israeliano, Netanyahu. Questa conversazione è stata colta dai giornalisti durante l’ultimo vertice del G-20, a Cannes, un fuori onda di cui non esiste una registrazione, ma le centinaia di giornalisti lì presenti giurano che le parole dette sono state queste. Il 3 novembre scorso, infatti, l’organizzazione consegna ai giornalisti le cuffie per la conferenza stampa dei due presidenti che non si accorgono, mentre si preparano, che uno dei due microfoni è acceso, ed ecco quindi lo scambio che è ascoltato dai presenti. Ma i giornalisti curiosamente non diffondono la notizia un po’ clamorosa, devono infatti trascorrere 5 giorni, prima che il sito “Arret sur images”, specializzato nell’analisi dei filmati diffonda l’interpretazione del labiale dei due leader. Giornalisti troppo zelanti verso i due potenti presidenti (sono troppo bravi per sbagliare!!!), tanto da autocensurarsi?
RDF

Togliete il Nobel all’Aiea

(fonte: Corriere della Sera e Il Giornale)

In settimana l’AIEA (Agenzia internazionale dell’energia atomica), presieduta da Yukiya Amano, ha certificato che l’Iran dal 2003 sta lavorando alla bomba atomica. Ed a confermare, da almeno due anni, questa notizia sono i servizi segreti di almeno 10 paesi. Eppure fino a due anni fa, curiosamente, ma non tanto curiosamente, cioè fino a quando a capo dell’AIEA c’era stato l’egiziano Mohamed El Baradei, i rapporti dell’agenzia indicavano che lo sviluppo nucleare iraniano era solo pacifico. Non solo El Baradei, in quanto presidente AIEA fu insignito con la sua agenzia del premio Nobel del 2005 (una clamorosa topica). Al di là del premio buttato via (dovremmo interrogarci anche sull’effettiva importanza ed autorevolezza di questi premi) la preoccupazione oggi si sposta sull’Egitto. Infatti El Baradei è candidato alla guida del paese, che tra 15 giorni andrà al voto per le presidenziali. El Baradei ha annunciato in campagna elettorale di aprire ai Fratelli Musulmani e di rivedere il rapporto con Israele, forse auspica di tesserlo con i suoi amici iraniani, anche se sciiti? Che gioco faceva all’Aiea e fa oggi El Baradei?
RDF

lunedì 7 novembre 2011

Tensioni tra Israele e Turchia per colpa del gas

(fonte: Espansione), a cura di Roberto Di Ferdinando

Ormai sono due paesi ex amici ed alleati Israele e Turchia. Recenti vicissitudini hanno portato alla rottura del loro strategico rapporto di “vicinanza”. Quindi nessun scalpore se oggi litigano, con forti tensioni, anche per il gas. Per il gas del Mar Egeo. Infatti a grande profondità marine esistono i più ricchi giacimenti di gas metano scoperti negli ultimi 10 anni. Le trivelle israeliane hanno iniziato a lavorare a circa 130 km dalle coste di Israele e quasi alla stessa distanza dalle coste di Cipro, che ha autorità sui giacimenti. Gerusalemme ha ottenuto il loro sfruttamento grazie ad un accordo stipulato con la repubblica greca-cipriota, storica “avversaria” della Turchia (Erdogan ha chiesto che i proventi siano condivisi anche con la parte turco-cipriota). Lo sfruttamento israeliano sarà completo nei prossimi anni e garantirà a Israele un’autosufficienza energetica (fondamentale visto l’accerchiamento ostile in cui deve vivere), non solo, potrà perfino esportare gas.
RDF

Scenari di guerra in Medio Oriente

(fonte: Il Giornale), a cura di Roberto Di Ferdinando

Non si fa che parlarne, infatti sembra prossimo l’attacco israeliano all’Iran. Motivo del conflitto, tra i tanti secondo Gerusalemme, l’ormai certa disponibilità di Teheran di un armamento nucleare. Secondo gli analisti e gli strateghi militari Israele sarebbe in grado di portare un attacco aereo all’Iran per almeno 24 ore, un attacco che però non impedirebbe una risposta dura dell’Iran. Gli ayatollah potrebbero utilizzare vettori armati con testate convenzionali, chimiche, batteriologiche ed anche nucleari, per colpire Israele e le regioni meridionali dell’Europa (qualora l’attacco israeliano fosse appoggiato da paesi occidentali). Ma dinanzi all’utilizzo di armi di distruzioni di massa, Israele non avrebbe remore ad impiegare i missili balistici Jericho (gittata di 4 mila km) e le testate nucleari miniaturizzate che possono essere lanciate dai sottomarini che sono operativi nel Golfo dell’Oman. A questo punto, se in difficoltà, Teheran a sua volta amplierebbe il suo raggio d’attacco, colpendo obiettivi statunitensi e Nato in Irak ed Afghanistan (primo obiettivo colpire la base aerea Shindad) e qui inoltre verrebbero attivate le cellule dei locali miliziani che da anni sono finanziati ed armati dall’Iran. Un attacco all’Iran inoltre mettere in agitazione le piazze arabe, in particolare in quei paesi dove la “primavera” non ha avuto voce. Minacciata quindi l’apparente stabilità dell’Arabia Saudita e della penisola arabica. Ad aumentare le tensioni i continui proclami iraniani con cui si rivendica lo stato del Bahrain, sede del comando della Quinta flotta Usa, quale provincia iraniana. Non solo, Teheran controlla lo stretto di Hormuz e quindi le vie di trasporto del petrolio. Per ritorsione l’Iran potrebbe chiudere lo stretto e quindi bloccare circa il 50% delle forniture mondiali del greggio. Ed ancora, l’Iran ha una rete di pasdaran presente in vari paesi stranieri pronta ad attivarsi per colpire con attentati ambasciate e centri ebraici. Infine, come anticipato nel precedente post, l’Iran potrebbe colpire Israele attraverso gli Hezbollah in Libano; i missili forniti loro dalla Siria permetterebbero nei primi giorni del conflitto di lanciare almeno 1.000 missili (oltre a quelli forniti ad Hamas a Gaza) sul territorio israeliano. Una Terza Guerra Mondiale?
RDF

sabato 5 novembre 2011

Prossimo obiettivo l’Iran?

(fonti: Corriere della Sera e Il Giornale)

Se ne parla ormai da alcuni anni, ma adesso sembra proprio prossimo un attacco militare all’Iran. Infatti non è stata smentita una notizia apparsa su un quotidiano israeliano di un attacco, in inverno od a primavera prossimi contro Teheran. Notizia poi confermata da un ufficiale inglese, rimasto anonimo, al Guardian. L’attacco difatti non vedrebbe l’intervento solo degli israeliani, ma esiste un piano più complesso dell’operazione, studiato dal Pentagono. I governi inglesi e francesi avrebbero già garantito ad Obama la loro disponibilità ad offrire l’utilizzo di propri reparti militari speciali, sottomarini e missili Tomahawk. Martedì prossimo l’Agenzia Internazionale sull’energia atomica (AIEA) presenterà un rapporto in cui sarà dimostrato che l’Iran entro il 2014 sarà in possesso della sua prima arma nucleare. Ma l’Iran comunque è già oggi una minaccia militare per Israele e la regione, infatti Teheran dispone di centinaia di missili Shibab 3 e Shibab 3b che possono raggiungere obiettivi a 2.100 km di distanza contenendo fino a 1.150 chili di dinamite o sostanze chimiche. La politica della mano tesa voluta da Obama e delle sole sanzioni sembra non funzionare, Teheran continua i suoi programmi nucleari, con il rischio che una volta che l’Iran ottenga l’arma nucleare anche l’Arabia Saudita e l’Egitto spingano per ottenerla, in tal modo la regione diventerebbe ancora più calda. Israele quindi non si fida ed ecco che la settimana scorsa gli israeliani hanno testato presso la base di Palmahim, vicino a Tel Aviv un nuovo missile a lungo raggio, mentre sul cielo di Sardegna si sono addestrati simulando attacchi a distanza aerei israeliani con Eurofighters italiani, Tornado tedeschi e F-16 olandesi. Ovviamente la scelta di attaccare l’Iran non sarà facile e leggera. Israele sta difatti studiando una operazione militare che metta subito Tehran in ginocchio impedendole una risposta efficace, la paura israeliana è che avviato l’attacco, potrebbe essere a sua volta obiettivo di circa 100.000 missili che le potrebbero essere sparati dall’Iran, dagli Hezbollah dal Libano, da Hamas dai territori di Gaza e dalla Siria. Infine Israele non crede fino in fondo ad un appoggio USA a questa operazione, e senza un avvallo di Washington sarebbe più dura far digerire all’opinione pubblica internazionale tale intervento militare. Infatti, Il governo Netanyahu non è convinto che Obama autorizzi un'altra guerra in un anno di elezioni presidenziali; non a caso nei giorni scorsi l’amministrazione statunitense ha mandato in Israele Leon Panetta, il capo del Pentagono, per sapere le reali intenzioni israeliane. Forse, però, questa volta Israele potrebbe anche agire da sola. Ancora poca pace in Medio Oriente.
RDF

giovedì 3 novembre 2011

La Gran Bretagna punta alla felicità interna. A cura di Francesco Della Lunga

Ricordate il dibattito sulla felicità interna di cui anche Roberto, su RI ha parlato poco tempo fa? Pare che questo concetto abbia colpito la fantasia dei politici in un periodo in cui sono assai criticati ed in cui le vecchie politiche economiche e sociali hanno perso gran parte del loro fascino. Il Primo ministro britannico, David Cameron si starebbe convertendo al nuovo super indice sulla felicità interna di un paese perché effettivamente, in Gran Bretagna, avvolti dallo stereotipo della pioggia e della nebbia durante la stragrande maggioranza dell’anno (anche se questo elemento atmosferico pare, ahinoi, in disarmo …. pure lui!) si ha certamente bisogno di essere più solari e felici. A parte le battute, il governo starebbe seriamente lavorando su una lista di quesiti da porre ai cittadini britannici da cui desumerebbe non solo un indice da utilizzare in futuro come strumento di misurazione, appunto, dell’umore del paese, ma anche degli importanti suggerimenti per indirizzare al meglio le politiche economiche e sociali. Ma quali sarebbero queste famose domande? Ce lo racconta Repubblica, in un editoriale a firma di Enrico Franceschini, che presumibilmente verrà pubblicato nel numero di domani. Siete soddisfatti della vostra vita? Siete soddisfatti di vostra moglie (o di vostro marito)? Come giudicate la vostra salute fisica e mentale? Avete un lavoro e ne siete soddisfatti? Siete contenti di vivere nel vostro quartiere e avete paura del crimine? Siete soddisfatti del vostro salario? Avete ricevuto una buona istruzione? Vi fidate dei politici nazionali e locali? Queste sono le principali domande. Considerato il periodo è bene che queste domande non vengano fatte in Italia. Probabilmente le risposte sarebbero radicali. Nel nostro paese così assolato, la pioggia persiste in maniera particolare e non solo in inverno!
Francesco Della Lunga

mercoledì 2 novembre 2011

Quando i francesi non ridevano

A cura di Roberto Di Ferdinando

Il Patto di stabilità e crescita (PSC) è un accordo stipulato nel 1997 tra i paesi membri dell’UE, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all'Unione Economica e Monetaria europea (Eurozona) ed entrato in vigore nel 1999. Il patto sancisce che gli Stati membri che, soddisfacendo tutti i cosiddetti parametri di Maastricht, hanno deciso di adottare l'euro, devono continuare a rispettare nel tempo quelli relativi al bilancio dello stato, ossia: un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL e un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL (o, comunque, un debito pubblico tendente al rientro). Il Patto prevede anche un sistema di richiami e sanzioni (avvertimento, raccomandazione e sanzione) per quei paesi membri e dell’eurozona, che non rispettano i suddetti parametri. Negli anni successivi molti paesi, tra cui anche i “primi della classe” Germania e Francia non hanno rispettato i parametri del Patto senza però essere mai sanzionati. Infatti, citando Mario Monti in un’ intervista di alcuni mesi fa a www.euractiv.it: “[…]quando la Commissione propose di conferire poteri più incisivi a Eurostat per vigilare sulla veridicità dei conti pubblici, la Francia e la Germania si opposero. Analogamente quando, nel 2003, questi due Paesi violarono il Patto di Stabilità e la Commissione propose di emettere gli avvertimenti del caso, così come era stato già fatto per Irlanda e Portogallo, il Consiglio Ecofin, sempre sotto la pressione di Francia e Germania e con l’aiuto dell’Italia, decise di non applicare il corretto enforcement delle regole”. In quel 2003, il voto dell’Italia, che in quella stagione nono era sotto controllo per i propri conti pubblici (deficit pubblico entro il 3% e debito pubblico in diminuzione, leggera, ma in diminuzione), fu fondamentale per far passare la linea politica dell’asse Parigi e Berlino ed evitare loro l’umiliazione della sanzione, sarebbe stata la prima volta che una sanzione avrebbe colpito le economie prime dell’UE. In quella stagione francesi e tedeschi, piangenti, ottennero aiuto, sicuramente non disinteressato, ma comunque un aiuto decisivo, degli “inaffidabili” italiani.
RDF